Una ricerca su beni relazionali e sviluppo

Licia Paglione conclude la Scuola post-dottorato

Tre domande alla giovane sociologa, specialista in pianificazione territoriale e metodologia, che sta completando presso lo IUS una ricerca sperimentale avviata alcuni anni fa sugli effetti relazionali dell’Economia di Comunione.

Tra i giovani ricercatori dello IUS, Licia Paglione di Chieti, che è Dottore di ricerca in Sociologia economica, in queste settimane sta concludendo il biennio previsto dalla Scuola di post-dottorato.
Sono dunque settimane cruciali per tirare le fila su un tema di ricerca che mette a fuoco un aspetto specifico dell’Economia di comunione, l’“ultimo anello della catena”, se così si può dire; un aspetto che, nel cuore di chi ha deciso di investire su questo impegnativo progetto, è in realtà il primo: l’aiuto ai poveri.  Riprendiamo una sua recente intervista (pubblicata per intero sul sito edc-online).

Come è nato in te l’interesse per questo aspetto dell’EdC?

Innanzitutto perchè ho sempre visto la povertà come il “motivo” primo per cui l’EdC è nata, quindi il suo centro. E poi per la scoperta della complessità racchiusa nei concetti di povertà e di sviluppo, che non sono da vedere legati solo alla dimensione del reddito, ma piuttosto ad un insieme di dimensioni, anche non materiali, tutte necessarie alla “fioritura umana”. Tra esse, nella prospettiva culturale dell’EdC ho notato che ne spicca una che negli ultimi anni viene riscoperta nel mondo scientifico: la dimensione relazionale, il fatto cioè che le relazioni e la loro qualità contano molto per una vita che si possa dire felice.

Per questo ho pensato di “ritagliare” l’analisi della povertà, concentrandomi, soprattutto, su questa dimensione e sui risultati che su di essa hanno gli aiuti circolanti nell’EdC: i loro “effetti relazionali”, cioè la loro capacità di migliorare quantitativamente e qualitativamente le relazioni di coloro che ricevono tale aiuto.

Come stai portando avanti questo progetto scientifico?

L’ultimo passo, che ho potuto fare nel periodo che ho trascorso presso lo IUS, mi ha permesso di approfondire una metodologia di analisi particolarmente interessante per lo studio della dimensione relazionale, che ho utilizzato per costruire uno strumento di raccolta di dati relazionali e che ho potuto testare “sul campo”. Per questo, anche grazie al sostegno dell’EdC, l’anno scorso ho potuto trascorrere circa un mese in Brasile, a Sao Paolo e Curitiba, per sottoporre tale strumento – accompagnata dal Centro Filadelfia, un piccolo centro di studio, ricerca e documentazione sull’EdC gestito dall’ANPECOM (Associacão Nacional por uma Economia de Comunhão) – ad un gruppo di persone che ricevono aiuti dall’EdC perché vivono situazioni di povertà.

Cosa hai scoperto? Si può affermare che gli aiuti dell’EdC sostengano anche un miglioramento delle relazioni che vivono queste persone?

In realtà per scoprire questo la ricerca dovrebbe proseguire… Dovrei ripetere queste rilevazioni per alcuni anni, realizzando quella che tecnicamente si direbbe un’“analisi dinamica delle reti sociali”, per vedere come cambiano qualitativamente e quantitativamente le relazioni che queste persone vivono. Quello che ho potuto fare, però, è stato perfezionare uno strumento di analisi che può essere davvero utile per osservare sistematicamente questo tipo di effetti degli aiuti EdC e così mettere in luce e valorizzare un aspetto che altrimenti resterebbe invisibile e che invece nell’EdC è ritenuto di estrema importanza, tanto quanto la risoluzione della povertà materiale: la costruzione di “beni relazionali”, anche per chi riceve gli aiuti.

Questo studio mi permetterebbe di perfezionare ulteriormente lo strumento di raccolta dati e di raggiungere risultati più interessanti, nell’osservazione del cambiamento delle reti sociali dei destinatari degli aiuti EdC. Inoltre mi piacerebbe poter estendere ad un territorio più ampio del Brasile questa analisi valutativa.

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