Giornata di studio “Carisma e Istituzione”: doni gerarchici e doni carismatici coessenziali

Si è svolta il 18 gennaio, nel Palazzo della Cancelleria a Roma, la giornata di studio intitolata “Carisma e Istituzione in Movimenti e Comunità ecclesiali” promossa dal Centro Evangelii Gaudium dell’Istituto Universitario Sophia in collaborazione con l’Associazione Canonistica Italiana. Un’iniziativa dedicata a studiare aspetti teologici e canonici dei movimenti e delle comunità ecclesiali oggi, aperta dal saluto di Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari, a nome dei movimenti promotori, e dall’introduzione del card. Kevin Farrell, presidente del Dicastero per i laici, famiglia e vita.

Presente per Sophia il preside Piero Coda, chiamato a tenere una tra le relazioni della mattinata e dedicata ad un’analisi su più piani che ha considerato aspetti teologici, natura dei carismi, questioni giuridiche, governo e sinodalità dei processi decisionali. Una riflessione allargatasi poi nel pomeriggio alle questioni aperte, con rappresentanti di movimenti a confronto, e alle prospettive tracciate dai canonisti. La giornata ha ripreso un percorso tracciato già dai papi Paolo VI e Giovanni Paolo II: se il primo, in un discorso tenuto nel 1973 al II Congresso internazionale di Diritto canonico, aveva invitato i partecipanti ad “approfondire l’opera dello Spirito che deve esprimersi anche nel Diritto della Chiesa”, dieci anni dopo il secondo promulgava il nuovo Codice di Diritto canonico e, sette anni più tardi, il Codice dei canoni delle Chiese orientali.

Nel tempo, vi hanno cercato collocazione nuove realtà carismatiche denominate genericamente “movimenti e comunità ecclesiali”, espressione che definisce realtà aggregative che si presentano, pur rifacendosi alla tradizione della Chiesa, con caratteristiche in parte inedite.
Peraltro, poiché i due Codici vigenti non conoscono questo termine, queste nuove aggregazioni sono state collocate giuridicamente tra le associazioni di fedeli. Ma quando il diritto di queste associazioni rientra nelle complesse dinamiche che la natura stessa delle realtà ecclesiali richiede? E cosa comporta, ad esempio, la diversità carismatica di talune associazioni sul piano canonico?

Queste e altre le questioni di attualità sottoposte alla riflessione dei convegnisti, in linea con la lettera apostolica Iuvenescit Ecclesia indirizzata dalla Congregazione per la dottrina della fede ai vescovi della Chiesa cattolica, che richiama “alla luce della relazione tra doni gerarchici e carismatici, quegli elementi teologici ed ecclesiologici la cui comprensione può favorire una feconda ed ordinata partecipazione delle nuove aggregazioni alla comunione ed alla missione della Chiesa”.

“E’ stata interessante la possibilità di un ricco confronto tra autorità religiose, associazioni e laici, sulla realtà dei nuovi movimenti – ha affermato Piero Coda. – Siamo di fronte, visti i precedenti, ad una terza fase storica, quella dell’analisi sulla loro istituzionalizzazione, dopo una prima relativa alla riflessione su nascita e dinamiche all’interno della vita ecclesiale ed una seconda sull’accompagnamento per il raggiungimento di una maturità ecclesiale, voluto da Giovanni Paolo II. La riforma ad ampio raggio della Chiesa, che contraddistingue il pontificato di Francesco, ci esorta da un lato a muoverci nell’attenzione alla complementare essenzialità tra doni gerarchici e doni carismatici, aperti all’azione dello Spirito Santo, dall’altra a perseguire l’annuncio del Vangelo in un cammino di comunione condiviso tra le realtà ispirate da diversi carismi, composte da laici e religiosi”.

Il riferimento è alle parole pronunciate da Francesco a novembre 2014 in occasione del III Convegno mondiale dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità, quando invitò a: “Non dimenticare che il bene più prezioso, il sigillo dello Spirito Santo, è la comunione”, sottolineando non solo che essa non può esistere in un movimento o comunità se non si integra nella comunione più grande che è la Chiesa, ma anche che “se una certa istituzionalizzazione del carisma è necessaria per la sua stessa sopravvivenza, non bisogna illudersi che le strutture esterne possano garantire l’azione dello Spirito Santo”.

 

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