Together for a new Africa

“Siamo un gruppo di studenti di 12 Paesi africani iscritti ai diversi percorsi dell’Istituto Universitario Sophia. La cultura dell’unità ci ha fatto intravedere una strada finalmente aperta: oggi crediamo che i giovani possono sognare e lavorare attivamente per un’Africa nuova fatta di pace e di sviluppo. Tocca a noi immaginare come vogliamo l’Africa di domani, e per questo prepararci ad assumere le responsabilità conseguenti, sociali, politiche, economiche…”.

Così scrivevano 5 anni fa. Quel sogno nato nelle aule di Sophia ha preso decisamente consistenza con il Seminario che si è tenuto in Kenya, nella prima settimana di gennaio presso la Mariapoli Piero (Pasolini) nelle vicinanze di Nairobi, e si è tradotto in un vero e proprio programma di azione in terra africana con il concorso determinante del Mppu. Alla proposta del primo gruppo di studenti e giovani laureati, hanno risposto con altrettanta passione 30 docenti universitari, esperti di progetti formativi e di politiche educative, leaders di reti sociali che operano in Kenya, Uganda, Ruanda, Burundi, Tanzania e Repubblica Democratica del Congo, e che lungo le giornate di lavoro, intessute di ascolto reciproco e di progettazione operativa, hanno offerto il loro supporto di pensiero e di esperienza.

Ciò che è allo studio è un percorso triennale di formazione interdisciplinare alla leadership e all’impegno civile e culturale – battezzato con uno slogan audace “Together for a New Africa” -, pensato per un centinaio di giovani delle nazioni dell’Africa dell’Est, che a loro volta, in seguito, coinvolgeranno altrettanti coetanei attraverso laboratori, seminari, iniziative di cittadinanza attiva… La prima tappa – il seminario organizzato alla Mariapoli Piero – ha messo a tema anzitutto la formazione dei tutor e la costituzione della comunità docente.

For AfricaIl percorso formativo sarà profondamente innestato nel quadro delle tormentate vicende del contesto regionale dell’East African Community e della regione dei Grandi Laghi, e offrirà un ampio quadro di competenze, strumenti e linguaggi per rafforzare le capacità anzitutto dei giovani a leggere e intervenire nei processi, dal locale al globale e dal globale al locale, alla luce della cultura dell’unità. Una sorta di prodromo di tale iniziativa è il programma “Ecoforleaders” che un gruppo di formatori e politici del Mppu nella Repubblica Democratica del Congo ha già avviato nei mesi scorsi nella capitale Kinshasa, e al quale si sono già iscritti 150 giovani.

Caratteristica determinante è il fatto che sono già da ora i giovani stessi ad avere in mano il progetto, dal coordinatore del progetto a Nairobi: decidono i diversi step, incontrano le istituzioni locali e internazionali, seguono la ricerca fondi, vagliano e organizzano i contenuti formativi.
Alla luce di quale idea di leadership? “I veri leader devono essere in grado di sacrificare tutto per la propria gente”, diceva Mandela. Leaders, dunque, che, sulla scia dei grandi leaders africani, scelgono di dare il meglio di sé, dicono no alla rassegnazione e alle ritorsioni, no al tornaconto personale e alla corruzione e, invece, sì alla verità, alla creatività e alla competenza, alla responsabilità condivisa. Tutors e docenti si sono impegnati con altrettanta generosità ad essere esempi credibili, testimoni di una leadership di comunione.

Radice di tutto ciò è il cammino fatto a Sophia da quel primo gruppo di studenti di 12 Paesi africani, seguiti da altri negli anni successivi: una esperienza di studio che si fa vita quotidiana e che si radica nella ricerca dell’unità, chiave di un nuovo paradigma di pensiero che interpreta e fa emergere, dal cuore delle culture, percorsi inediti di soluzione alle ferite che attraversano la storia umana, lontani da ogni esperimento di sterile “esportazione”. Difficile affermare se tutto questo farà da piattaforma o no, tra qualche anno, anche alla nascita di una sede di Sophia in Africa.

Resta chiaro comunque che siamo ben lontani da forme di colonialismo culturale; si tratta piuttosto di dare un nuovo baricentro all’incontro tra popoli e culture dell’Africa come dei diversi continenti, fino ad “amare la patria altrui come la propria”, come suggeriva Chiara Lubich. Non solo perchè quello che si fa strada è un futuro ineludibile (nel 2050 un quarto del mondo sarà africano…), ma perchè si possa esprimere con trasparenza nello scenario mondiale la straordinaria ricchezza che l’Africa è chiamata a donare e di cui tutti i popoli del mondo hanno oggi oggettivamente bisogno.

Post correlati

Menu
X