Sophia? “Un segno della risposta di Dio alla mia preghiera”

“Essere affabili con gli altri è metà della fede, trattarli con bontà e delicatezza è metà della vita”: parole di una delle figure sacre dell’Islam, con le quali Shanadze Safieddine ha sintetizzato ciò che ha vissuto in occasione del IV seminario di Wings of Unity “L’irrevocabilità e l’universalità della Rivelazione nell’Islam e nel Cristianesimo”, una delle frontiere della ricerca che Sophia sta portando avanti in collaborazione con l’Islamic Centre of England (Londra). Il Seminario ha segnato l’inizio della sua permanenza a Sophia di un mese e mezzo; le abbiamo chiesto di dirci qualcosa a riguardo.

Che importanza ha avuto per te partecipare al IV seminario di Wings of Unity?

Mi ha trasmesso un’energia rinnovata e una nuova prospettiva: gli interventi dei relatori di ciascuna fede hanno generosamente permesso agli altri di entrare nella dimensione spirituale di chi parlava. Alla radice, certamente, c’era l’amicizia e la stima reciproca che lega Piero Coda, preside di Sophia, e Mohammad Shomali, Direttore del Centro islamico londinese. I vari momenti di dialogo erano caratterizzati da un clima alto: da un approccio equilibrato ai concetti teologici e alle diverse esperienze spirituali, da un sincero interesse da parte di tutti i partecipanti a condividere, ad apprendere gli uni dagli altri, a capire e ad essere capiti, in un’atmosfera che ci permetteva nuove intuizioni.

Nella tua ricerca hai messo alla base il dialogo: cosa significa per te?

Posso fare un esempio. Verso la fine del mio soggiorno ho potuto presentare lo studio che sto svolgendo: “La verità come qualità per migliorare il nostro dialogo”, e ho avuto modo di ascoltare i suggerimenti di alcuni professori di Sophia. Ognuna di quelle conversazioni ha allargato i miei orizzonti. Essendo impegnata nel dialogo interreligioso da circa otto anni, è un onore condividere la mia esperienza con studiosi maturi che fanno strada alla generazione più giovane. Tale esperienza mi ha permesso non soltanto di conoscere meglio me stessa, ma anche coloro che condividono la mia stessa fede, e chi vive una diversa esperienza di fede. Apprendere a dialogare è un’esperienza di vita necessaria se ci impegniamo a cercare la verità e ad agire in base ad essa. A chi fra noi crede che il dialogo non sia necessario, o, magari, dopo le prime esperienze si chiede “E ora?”, dico che non dovremmo sottovalutare il dono di poterci semplicemente scambiare una visita per un caffè, e ancor più il dono di attraversare il mondo per ascoltarci, facendo tutto il possibile perché nessun ostacolo ci divida, crescendo insieme.

Cosa diresti, in poche parole, a conclusione di questo soggiorno di studio?

Direi che è stata una boccata d’aria fresca, un segno della risposta di Dio alla mia preghiera di potermi avvicinare a Lui. Mi sono sentita in pace, a casa, svolgendo la mia ricerca e immergendomi nei volumi della biblioteca. Parlando e ascoltando gli studenti, i professori, mi colpiva molto vedere le mie convinzioni comprese a fondo da loro. Ho potuto vivere alcuni profondi momenti di meditazione con le ragazze che abitavano nella mia stessa residenza. Abbiamo parlato delle tradizioni che caratterizzano il nostro cammino verso Dio e il veder emergere tante somiglianze mi ha colpito. Dare spazio a Dio in ciò che faccio è qualcosa che mi dà coraggio, e permetterci a vicenda di farlo è una libertà che non va data per scontata. So che tanti hanno avuto una parte in tutto questo e vorrei ringraziare ciascuno.

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