“Be protagonist”. A Sophia, una scuola internazionale, un percorso di vita per scoprire se stessi e progettare in grande

Prisca Maharavo sta per concludere il percorso in Scienze politiche a Sophia. Arriva dal Madagascar, dai “confini del mondo”: dalle sue parole, tra gli incroci di vita e di studio dell’Istituto Universitario Sophia, traspare l’orizzonte di chi sa guardare lontano. 

Cosa ti ha portato a Sophia?

Pur venendo da una famiglia con risorse finanziarie molto limitate, ho potuto proseguire negli studi all’Università Cattolica del Madagascar grazie al sostegno che mi ha assicurato la diocesi di Ambanja e il nostro vescovo salesiano Rosario Vella (che è di origine siciliana!). Tanti giovani come me hanno potuto usufruire di questi aiuti e ne siamo gratissimi! Così ho studiato giurisprudenza per cinque anni; volevo lavorare nell’amministrazione pubblica in Madagascar, come giudice o amministratore nelle comunità territoriali. Ma quando mi sono laureata si è fatto strada un altro desiderio: quello di continuare a studiare fino al dottorato. E’ stato a questo punto che proprio il vescovo mi ha presentato Sophia. Ed eccomi qua.

Qual è la differenza che noti rispetto ad altre università? Come ti trovi?

E’ una differenza evidente. In primo luogo, a Sophia c’è un’aria di fraternità e di solidarietà, fino a prendersi cura dell’altro, senza per questo invadere il suo spazio. Sia i professori, sia gli studenti che lo staff si impegnano in prima persona con un patto di accoglienza reciproco. Ed è importante: Sophia è un università internazionale che accoglie non soltanto persone di origini diverse, ma anche di religioni, culture e usanze estremamente differenti… Per questo il Patto è il nostro impegno quotidiano, ricominciando quando non ci si riesce. Tra di noi si parla spesso di essere “casa per tutti”; questo non significa certo omologarsi, ma rispettare la diversità di ognuno, che in questa esperienza di scoperta reciproca e profondo riconoscimento diventa una ricchezza da trasmettere.

E poi Sophia rappresenta una vera scuola di vita. “Be protagonist” è il motto degli studenti: vogliamo dare il meglio di noi negli studi e nella vita extraaccademica. Sophia è molto giovane e, anche per questo, c’è spazio perché gli studenti diano una mano concreta nelle diverse attività. L’ultimo punto, non meno importante, che cito come originalità di Sophia (sebbene ve ne siano tanti altri) sta nella qualità dello studio: qualunque sia il percorso, si tratti di studi politici, economici, filosofici, teologici… si punta ad un approccio inter e transdisciplinare. Questo, concretamente, significa acquisire competenze molto ampie, oggi indispensabili per inserirsi nelle nostre società.

Quali sono i tuoi progetti dopo la laurea?

In effetti non ho ancora un’idea precisa. Ma so che, una volta che sarò tornata in Madagascar, vorrei collaborare alla formazione dei giovani, insieme al vescovo, ad altri “sophiani” già laureati qui, e ad altre persone, facendo crescere una giovanissima università creata meno di 10 anni fa nella nostra diocesi. L’obiettivo è quello di trasmettere la stessa “sete di sapienza” e di “cultura dell’unità” che ho maturato a Sophia ai giovani del mio Paese, perché siano a loro volta “sophiani per adozione”, protagonisti non solo della loro vita ma della storia del Madagascar.

Se tu dovessi presentare Sophia ad un giovane, ad una giovane, cosa diresti?

La consiglierei a chiunque voglia conoscere anzitutto se stesso; la consiglierei a chi vuole fare un’esperienza non solo di studio ma anche di vita, in una comunità internazionale e multiculturale; a chi è affascinato da incontri, sfide, sorprese, dal rischio, dal lavoro, dalla creatività e dall’avventura, dalla scoperta ma anche dallo… svago. Per conoscere e costruire la tua identità e provare un altro modo di interpretare e affrontare la vita e il mondo: se sei questa persona, se avverti uno di questi desideri Sophia è anche casa tua, vieni a conoscerla.

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