DAL SOGNO ALL’IMPEGNO: educazione, partecipazione, lavoro a cinquant’anni dal ’68

Promotori di LOPPIANOLAB 2018, svoltosi dal 28 al 30 settembre, oltre all’Istituto Universitario Sophia, il Polo imprenditoriale Lionello Bonfanti, il Gruppo editoriale Città Nuova e la Cittadella di Loppiano, realtà che sono convinte che l’ascolto, la conoscenza e il dialogo siano fondamenta imprescindibili per trovare soluzioni concrete ai problemi e alle sfide che sta attraversando l’Italia. 

COS’È

  • Un laboratorio nazionale di economia, cultura, comunicazione, formazione e innovazione che ha preso il via nel 2010.
  • Uno spazio permanente fatto da cittadini, lavoratori, studenti, professionisti, imprenditori che raccolgono con coraggio le sfide del Paese: dalla ricostruzione economica e materiale, a quella culturale e formativa.
  • Un evento che si rinnova ogni anno per sperimentare e progettare idee, prassi e proposte, e costruire sinergie a tutto campo.
  • Un approdo per ampliare la gamma delle collaborazioni in cerca di futuro, con il metodo e l’orizzonte della cultura dell’unità.

Nell’impossibilità di riferire di ogni iniziativa, riprendiamo dal sito della cittadella di Loppiano alcuni dei reportage che hanno sintetizzato il caleidoscopio di incontri che è stato il tessuto di LoppianoLab 2018.

Nel pomeriggio di sabato 29 settembre, l’Istituto Sophia si è preso cura in modo particolare del segmento del programma riservato ad approfondire il Sessantotto:“Dal sogno all’impegno. Oltre la rivoluzione e la contestazione del ’68”.

Quale lettura dare di quella stagione che in Italia e nel mondo ha rivoluzionato la vita culturale, sociale, politica, ecclesiale? Quale eredità, ancora non pienamente espressa, ci consegna? È attorno a queste domande che si è articolato il confronto tra gli ospiti: Mario Capanna, filosofo e saggista, il teologo Brunetto Salvarani, l’ex parlamentare Rosy Bindi con la moderazione di Marco Luppi (docente di storico, Sophia) e Federico Rovea (dottorando in Scienze dell’educazione, Univ. di Padova).

A Loppiano Lab

Mario Capanna, protagonista di quella stagione, guarda al Sessantotto come ad un’epoca che attraverso manifestazioni studentesche, rivendicazioni operaie e campagne per i diritti civili, è stata espressione di una richiesta di partecipazione oggi da rinnovare. Di fronte alla Terza Guerra mondiale a pezzi in atto, secondo la lettura di papa Francesco, caratterizzata dalla ripresa della corsa agli armamenti, dagli effetti negativi del cambiamento climatico arrivato alla soglia dell’irreversibile, dall’irresponsabilità della politica, non “possiamo lasciare ai governi il compito del cambiamento. Questo deve camminare sulle gambe di tutti gli uomini e tutte le donne di oggi vivendo la democrazia come partecipazione, vera eredità del ‘68”.

Gli fa eco Rosy Bindi che riconosce al Sessantotto la riscoperta dell’amore per la politica, sulla scia anche dell’insegnamento di don Milani e di altri testimoni, intesa come sguardo ai problemi comuni e impegno a risolverli insieme: “Sentivi il destino comune e sentivi che dovevi fare la tua parte”, ricorda la Bindi: “contro l’invidia sociale oggi in atto bisogna riscoprire il valore vero della politica”.

Nella lettura di Brunetto Salvarani è stata un’età che ha aperto dei sentieri di cambiamento, poi interrotti, sentieri che oggi merita riproporre: rilanciare l’autonomia dei laici in ambito ecclesiale; riprendere a pensare; dare spazio allo studio, al dibattito, alla riflessione… occorre ripartire da qui.

Uno dei laboratori che sono seguiti ha toccato un tema di grande attualità: “Quale futuro per le leadership femminili?”. Alla base del dialogo tra palco e platea le esperienze personali di due donne impegnate in Parlamento, Chiara Gribaudo (PD) e Bianca Laura Granato (Movimento 5 Stelle), e di due donne che l’esperienza parlamentare l’hanno alle spalle, Lucia Fronza Crepaz, oggi coordinatrice a Trento della Scuola di Preparazione Sociale, accanto a Rosy Bindi. E’ una grande responsabilità quella che viene in luce davanti ad una politica incapace di dialogo e di reciproca valorizzazione: riuscire a far emergere talenti che diversamente non arriveranno mai a beneficio della comunità, un vivaio in cui far crescere un nuovo protagonismo femminile anche per la politica.

Sophia ha potuto offrire il suo contributo anche confrontandosi con le tematiche inerenti le nuove generazioni che chiamano in causa non solo gli addetti ai lavori ma chiunque avverte l’impegno dell’educazione oggi. Perché le trasformazioni sociali determinano continui aggiustamenti nelle modalità di rapporto tra le persone, a cominciare dalla comunicazione intergenerazionale: i giovani affermano la loro autosufficienza attraverso abilità e comprensioni del web che diventano escludenti, mentre gli adulti sperimentano nuove fragilità, cercando di offrire la loro esperienza con un ragionamento sul senso della vita e sulla responsabilità.

Presso l’Istituto, domenica mattina 30 settembre si sono tenuti due laboratori originali:

FILOSOFIAMO: percorsi di formazione al dialogo filosofico, rivolti agli adulti per insegnare a bambini e ragazzi. Con Valentina Gaudiano, docente di Filosofia.

WE CARE EDUCATION. Dialogo ed esperienze sull’essere educatori. Con Michele De Beni, pedagogista e docente a Sophia, Domenico Bellantoni, psicoterapeuta, Paola Dal Molin e Luigi Chatel, insegnanti (v. la prossima iniziativa che si terrà a Sophia dal 9  al 11 novembre).

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