Imparare a pensare bene, a sentire bene e a lavorare bene

Ad un anno dalla visita del Papa a Loppiano il 10 maggio 2018, rivediamo cosa Papa Francesco ha donato a Sophia.

Domanda:

Buongiorno Papa Francesco! Sono Javier e vengo dalla Colombia. Prima di tutto La ringrazio per il suo amore concreto al nostro popolo che soffre e per la speranza che ci dà. Sto studiando per conseguire una laurea magistrale in Scienza economica e politica nell’Istituto Universitario Sophia che ha sede qua a Loppiano.

Caro Papa Francesco, ci hai invitati a “fare scuola” per “formare uomini e donne nuovi sulla misura dell’umanità di Gesù”. Loppiano vuole essere una “città-scuola” dove non sono i ruoli, né le differenze di età o di cultura, ma solo l’amore fra noi che riesce a edificare ogni altro. Vogliamo che sia Gesù, Dio-con-il-suo-Popolo, a educarci e a inviarci nel mondo. Quale contributo fresco e creativo pensa che possano sviluppare le scuole di formazione presenti qua a Loppiano e una realtà accademica come “Sophia” per costruire leadership che riesca ad aprire nuove strade?

Papa Francesco:

A Loppiano si vive l’esperienza di camminare insieme, con stile sinodale, come Popolo di Dio. E questa è la base solida e indispensabile di tutto: la scuola del Popolo di Dio dove chi insegna e guida è l’unico Maestro (cfr Mt 23,10) e dove la dinamica è quella dell’ascolto reciproco e dello scambio dei doni fra tutti.

Da qui possono attingere nuovo impulso, arricchendosi con la fantasia dell’amore e aprendosi alle sollecitazioni dello Spirito e della storia, i percorsi di formazione che sono fioriti a Loppiano dal carisma dell’unità: la formazione spirituale alle diverse vocazioni; la formazione al lavoro, all’agire economico e politico; la formazione al dialogo, nelle sue diverse espressioni ecumeniche e interreligiose e con persone di diverse convinzioni; la formazione ecclesiale e culturale. E questo a servizio di tutti, con lo sguardo che abbraccia tutta l’umanità, cominciando da chi in qualunque modo è relegato nelle periferie dell’esistenza. Loppiano città aperta, Loppiano città in uscita. A Loppiano non ci sono periferie.

È una grande ricchezza poter disporre a Loppiano di tutti questi centri di formazione. È una grande ricchezza! Vi suggerisco di dare ad essi nuovo slancio, aprendoli su più vasti orizzonti e proiettandoli sulle frontiere. È essenziale, in particolare, mettere a punto il progetto formativo che connetta i singoli percorsi che toccano più in concreto i bambini, i giovani, le famiglie, le persone delle varie vocazioni. La base e la chiave di tutto sia il “patto formativo”, che è alla base di ognuno di questi percorsi e che ha nella prossimità e nel dialogo il suo metodo privilegiato. E qui c’è una parola che anche per me è chiave: “prossimità”. Non si può essere cristiano senza essere prossimo, senza avere una atteggiamento di prossimità, perché la prossimità è quello che ha fatto Dio quando ha inviato il Figlio. Prima Dio l’aveva fatto quando guidava il popolo di Israele e domandava al popolo: “Dimmi, tu hai visto un altro popolo che abbia gli dèi così vicini come io ti sono vicino?”. Così domanda Dio. La vicinanza, la prossimità. E poi, quando invia il Figlio a farsi più vicino – uno di noi –, a farsi più prossimo. Questa parola è chiave nel cristianesimo e nel vostro carisma. Prossimità.

Bisogna poi educarsi a esercitare insieme i tre linguaggi: della testa, del cuore e delle mani. Bisogna cioè imparare a pensare bene, a sentire bene e a lavorare bene. Sì, anche il lavoro, perché esso – come scriveva don Pasquale Foresi, che ha svolto un ruolo centrale nella realizzazione del disegno di Loppiano – «non è soltanto un mezzo per vivere, ma è qualcosa d’inerente al nostro essere persona umana, e quindi anche un mezzo per conoscere la realtà, per capire la vita: è strumento di formazione umana reale e effettiva».  È importante questo – i tre linguaggi – perché noi abbiamo ereditato dall’illuminismo questa idea – non sana – che l’educazione è riempire di concetti la testa. E quanto più sai, sarai migliore. No. L’educazione deve toccare la testa, il cuore e le mani. Educare a pensare bene, non solo a imparare concetti, ma a pensare bene;  educare a sentire bene; educare a fare bene. In modo che questi tre linguaggi siano interconnessi: che tu pensi quello che senti e fai, tu senti quello che pensi e fai, tu fai quello che senti e pensi, in unità. Questo è educare.

Attestano l’incisività e la proiezione su vasta scala di questo promettente impegno due delle realtà sorte a Loppiano negli ultimi anni: il Polo imprenditoriale “Lionello Bonfanti”, centro di formazione e diffusione dell’economia civile e di comunione; e l’esperienza accademica di frontiera dell’Istituto Universitario Sophia, eretto dalla Santa Sede, di cui una sede locale – me ne rallegro vivamente – sarà presto attivata in America Latina.

È importante che a Loppiano vi sia un centro universitario destinato a chi – come dice il suo nome – cerca la Sapienza e si pone come obiettivo la costruzione di una cultura dell’unità. Cultura dell’unità. Non ho detto dell’uniformità. No. L’uniformità è il contrario dell’unità! Esso rispecchia, a partire dalla sua ispirazione fondativa, le linee che ho tracciato nella recente Costituzione apostolica Veritatis gaudium, invitando a un rinnovamento sapiente e coraggioso degli studi accademici. E questo per offrire un contributo competente e profetico alla trasformazione missionaria della Chiesa e alla visione del nostro pianeta come un’unica patria e dell’umanità come un unico popolo, fatto di tanti popoli, che abita una casa comune.

Avanti, avanti così!

Per vedere il discorso integrale, clicca qui.

Post correlati

Menu
X