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Public emotions and the decent society

Lunedì 6 luglio 2011 – Auditorium di Loppiano

Marta Nussbaum, Ernst Freund Distinguished Service Professor of Law and Ethics, University of Chicago

Lunedi 6 giugno 2011 ore 18.00, Auditorium di Loppiano

Martha Nussbaum è stata la protagonista del quinto appuntamento della serie “Le Cattedre di Sophia”. In una giornata piena a Loppiano, la filosofa – una delle più influenti della contemporaneità – ha conosciuto le strutture della cittadella e dell’Istituto Universitario, dove si è incontrata con un gruppo di professori e in seguito con gli studenti per un momento di dialogo. “Sophia offre un tipo di formazione interdisciplinare che è cruciale nella formazione di cittadini del mondo: se ci si limita ad un solo campo del sapere, non si è sufficientemente equipaggiati in questo senso”, ha commentato. Alla conferenza pubblica, la Nussbaum ha parlato di “Emozioni pubbliche e la società decente”, uno dei più recenti sviluppi del suo complesso pensiero.

Studiosa di filosofia greca e romana, politica ed etica, la Nussbaum ha insegnato all’ Università di Harvard e Oxford e attualmente è titolare della cattedra di diritto ed etica all’Università di Chicago.  Lungo la sua carriera, ha ricevuto 32 premi honoris causa. All’inizio del suo percorso accademico, è venuta a studiare Aristotele a Firenze, città che ha potuto reincontrare in occasione della visita allo IUS.

Come ha sottolineato il professore Luigino Bruni nell’introduzione della Cattedra, uno dei suoi  libri più importanti è “The fragility of goodness”, Il Mulino, 1986, “perché riscopre alcune particolarità di Aristotele, della fragilità dell’umano e dei beni relazionali, essenziali per l’umanità”.

Altro importante aspetto della sua opera è il  “capabilities approach”, elaborato insieme al premio Nobel Amartya Sen, che ha influenzato molto la concezione dell’Indice di Sviluppo Umano utilizzato dall’ONU.  In poche parole, l’idea consiste nel definire le necessità fondamentali – le capacità, appunto – che devono essere garantite ad ogni essere umano: vita, salute, integrità fisica, sensi e immaginazione, pensiero, emozioni, ragion pratica, unione, relazione con animali e piante, gioco. Per lei, è essenziale non ridurre la formazione umanistica delle persone. “Senza letteratura, arte, filosofia, non abbiamo buoni cittadini”, ha spiegato Bruni.

Anche il  tema della giustizia è centrale nel pensiero di Nussbaum. Criticando il suo maestro John Rawls, lei sostiene che il contratto sociale non garantisca il mutuo vantaggio, perché non prende in considerazione le persone svantaggiate, gli animali e i rapporti fra paesi forti e deboli.

Nella conferenza sulle “Emozioni pubbliche e la società decente”, la Nussbaum ha proposto un approccio critico ed emozionale insieme, per la costruzione di una società rivolta al bene comune. La filosofa ha costruito il suo discorso a partire dal confronto fra il pensiero positivista di Auguste Comte e le riflessioni del filosofo britannico John Stuart Mill e dell’indiano Rabindranath Tagore.

Ella parte dal presupposto che dopo la Rivoluzione Francese è iniziata un’ostinata ricerca di valori che potessero fare da collante nei nuovi regimi, non più poggiati sull’autorità della monarchia o sull’obbedienza paurosa.  Per ciò il pensiero politico del novecento si rivolse alla questione delle emozioni pubbliche: “E’ stato ampiamente accordato che il compito di costruire democrazie decenti e stabili dipende dalla lotta al narcisismo e dell’estensione della simpatia. Inoltre, questa nuova cultura delle emozioni pubbliche deve sia sostenere le democrazie che accompagnare le aspirazioni delle nazioni alla giustizia e alla pace globale”, ha spiegato la Nussbaum.

A questo proposito, il pensiero di Auguste Comte ha avuto, secondo lei, una grande influenza. “Intellettuali di varie nazioni, convinti che il progresso umano richiede un qualche tipo di ‘religione civile’ per contrastare il potere dell’egoismo e dell’avidità, aderirono al suo richiamo per un nuovo ‘potere spirituale’, una ‘religione dell’umanità’, che potrebbe guidare le nazioni verso il progresso attraverso emozioni di simpatia e amore”.

La religione civile idealizzata da Comte però si è mostrata propensa ad un controllo sociale totalitario, con strette norme e rituali che dovevano essere rigorosamente rispettati ogni giorno. “Lui non voleva uno spazio di respiro per il dissenso e la sperimentazione, e nemmeno voleva affidare a individui ordinari il compito di lavorare da soli su questioni difficili”.

Per questa ragione ha proseguito la Nussbaum, Mill e Tagore hanno rifiutato la proposta di Comte, nonostante non rigettassero l’idea generale che la sostiene. I filosofi sentivano che la cultura pubblica necessita di qualcosa di simile alla religione, in modo che le emozioni umane possano sostenere progetti volti a nobili scopi. Diversamente da Comte, che basa la sua proposta su  un’atmosfera di controllo e correttezza loro suggeriscono che la cultura della simpatia e immaginazione sia compatibile con, e possa rinforzare, una cultura di sperimentazione e dissenso.

Dall’altra parte, secondo la Nussbaum, una delle debolezze delle teorie di Mill e Tagore si trova nella mancanza di una visione più articolata rispetto alle responsabilità di  governo e di una distinzione fra il sociale e il politico. Un altro punto fragile, è costituito dal loro silenzio rispetto a come trovare un equilibrio fra la solidarietà e la sperimentazione individuale.

Finalmente, la Nussbaum ha indicato un’importante differenza fra i pensieri di Mill e Tagore. Il filosofo britannico ha assunto acriticamente un’idea centrale del progetto di Comte e cioè che tutte le religioni tradizionali appassiranno e saranno sostituite dall’umanesimo, che esaudirà la loro funzione sociale. “Ma le religioni tradizionali non appassirono e oggi abbiamo motivi di pensare che sotto condizioni di libertà rimarranno  una pluralità di religioni e dottrine di vita secolari, molte delle quali continueranno ad attirare fedeltà. Il progetto di costruzione di emozioni politiche deve o calpestare questa realtà, o imparare ad accoglierla”, ha affermato la Nussbaum.

Secondo lei, riguardo a questo punto Tagore offre un migliore orientamento, perché prevede che tante religioni continuino ad esistere e suggerisce che tutti possano contribuire alla religione dell’uomo, fintanto che affermino l’idea essenziale della dignità umana e l’eguale diritto di tutte le persone ad esprimersi religiosamente a modo loro.

Ospite Marta Nussbaum

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