Alla vigilia di LoppianoLab 2018, ha trovato casa a Sophia anche un seminario di ricerca di profilo filosofico e teologico a cui hanno partecipato una quarantina di docenti universitari ed esperti, di differenti sedi accademiche, per fare il punto su una importante iniziativa editoriale nata e coordinata da Sophia: il progetto di un Dizionario di ontologia trinitaria edito da Città Nuova.
“Vi è una crescente richiesta del nostro mondo culturale: conoscere la costruzione complessiva e multiforme dell’intelligenza della fede”: il preside Piero Coda aveva annunciato così, nell’autunno del 2016, l’iniziativa che sarebbe nata dall’impegno di oltre 200 collaboratori a livello internazionale, coordinati da un Dipartimento appositamente dedicato agli studi filosofico-teologici di ontologia trinitaria. In effetti, si potrebbe parlare di una vera e propria “vocazione accademica”, che affonda le radici nel pensiero del teologo e vescovo tedesco Klaus Hemmerle che, a metà degli anni ’70, descrisse l’ontologia trinitaria non solo come un nuovo contenuto, ma come il compimento del pensiero e dell’esistenza, quando sono toccati dal dono gratuito, secondo la grammatica trinitaria, dell’Essere che è Amore.
Quarant’anni dopo, quella che sembrava solo un’intuizione interpella teologi e filosofi di diversi ambiti e credenze. E i risultati del seminario dello scorso 28 settembre l’hanno confermato con numerosi passi in avanti. Il Dizionario verrà suddiviso in due volumi e raccoglierà figure, voci, questioni, prospettive relative alla tematica, per cogliere dall’antichità ad oggi le tracce di un orizzonte di pensiero tanto antico quanto ancora da scoprire.
“E’ un progetto in continuo divenire – sottolinea Piero Coda – grazie all’esperienza intellettuale e scientifica che lo porta avanti, con una metodologia interdisciplinare e dialogica, per la specifica dimensione epistemologica dell’ontologia trinitaria. Lungo questo percorso, gli studiosi di ambito teologico e filosofico scoprono di potersi incontrare secondo la propria forma di pensiero: un pensiero dell’essere che s’incontra nella rivelazione di Dio che è trinità, unione e distinzione. E sono in gran parte giovani che hanno riconosciuto nel Dipartimento che porta questo nome il punto di riferimento che questo dizionario può rappresentare, consentendo di rileggere la storia del pensiero occidentale nelle sue questioni chiave , nelle prospettive che apre per il futuro, negli assetti teoretici e di riferimento.”
Tra i partecipanti,alcun giovani dottorandi e dottori di ricerca si sono avvicinati incuriositi proprio da un movimento di pensiero che riallaccia energie e prospettive tra mondo filosofico e teologico. Per Maria Benedetta Curi, giovane docente a Sophia, già impegnata nel gruppo di coordinamento, si tratta di “un tema di frontiera che è allo stesso tempo una lettura nuova delle fonti. Sarà un lavoro molto ricco, dal momento che si prevedono dai 5 ai 10 anni di lavoro. L’ontologia trinitaria è un pensiero formale che si addentra in una profondità disciplinare plurale. Abbiamo già individuato 12 filoni di ricerca attraverso la storia del pensiero fino alla contemporaneità, e in tutte le aree culturali”.
“Mi pare di poter dire che questo Dizionario, che rappresenta in sé un’impresa autenticamente universitaria, proprio per questa ragione può nascere a Sophia. Con una certa audacia, se dovessi dare una prima definizione, direi che il Dizionario è anzitutto una comunità”, afferma Giulio Maspero, teologo dell‘Università Santa Croce di Roma, mentre per Massimo Donà, filosofo dell’Università San Raffaele di Milano: “L’intento, se l’impresa riuscirà, è di riconoscere l’enigma trinitario come il sigillo dell’esistente, come il ritmo che pulsa in ogni frammento. E ciò significa comprendere che ciò che è ‘non essere’, se configurato al ‘non essere’ intra-trinitario, non è mai escludente. Questo può darci di comprendere la vita in modo completamente nuovo”.

Tra filosofi e teologi, anche studiosi di discipline sociali; Daniela Ropelato, docente di Scienza politica a Sophia propone una particolare chiave di lettura: “In un mondo violento che cerca di cancellare le differenze con la negazione, oppure con la loro disintegrazione reciproca nel conflitto, questa operazione, che ri-significa e ri-legittima le differenze e le loro relazioni, nella sostanza libera la socialità dalla violenza”.
Nella sessione conclusiva Piero Coda fa notare che “non si tratta di una sorta di fungo che cresce improvvisamente, ma del risultato dell’evoluzione di un pensiero che mette le sue radici già nell’800, grazie a figure come Antonio Rosmini in Italia, Xavier Zubiri in Spagna, come Pavel Florensky in Russia… Ci rivedremo una volta all’anno mentre il lavoro precede, per concorrere anche con questo sforzo alla ricerca di quei nuovi paradigmi che, secondo le parole di papa Francesco, sono in grado di interpretare il ‘cambiamento d’epoca’ che ci attraversa”.

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