E’ la nuova iniziativa internazionale promossa dai Giovani per un mondo unito a cui aderisce anche l’Istituto Universitario Sophia, partner di United World Project, piattaforma online e laboratorio permanente che promuove e mette in rete buone pratiche, processi e iniziative personali e collettive volti a rendere il mondo un luogo di pace, più fraterno e unito.

L’idea di End Poverty Week nasce per sensibilizzare il maggior numero di persone, e i giovani in particolare, all’eliminazione della povertà. Come?  Così si legge sul sito internazionale:

“La proposta è quella di promuovere personalmente o collettivamente, azioni volte al superamento delle disuguaglianze, a favore dei poveri di un territorio, momenti di sensibilizzazione ad una maggiore consapevolezza nel consumo, per la promozione di una finanza etica. Non solo grandi iniziative ma anche piccoli gesti quotidiani, azioni già in atto che localmente possano incidere sull’opinione pubblica e che ben esprimano l’obiettivo di Pathways 2018-2019: “No One in Need”, cioè che nessuno sia più nel bisogno. “Fare”, e poi, condividere!”

Sui temi della povertà e della disuguaglianza, è frequente incontrare a Sophia l’impegno concreto di docenti e studenti che rivolgono i loro studi, con passione e allo stesso tempo con metodo accademico, ad approfondirne i principali fronti. Tra loro, di recente è stata Valquiria Ribeiro, brasiliana, che sta chiudendo in queste settimane la tesi di Laurea magistrale in Scienze Economiche e Politiche, a proporre la sua ricerca – La povertà nella prospettiva dell’Economia di Comunione – ad un gruppo di giovani dell cittadella di Loppiano. Come agire? I principali ambiti:

• Direttamente sulle Disuguaglianze / Povertà
• Consumo
• Produzione e Lavoro
• Investimento e Finanza

Evidentemente la possibilità di cooperare con la vasta rete dell’Economia di Comunione/EdC nel mondo è uno dei principali punti di forza di questa azione. Da più di 25 anni, infatti – descrive così i suoi obiettivi Luigino Bruni, coordinatore internazionale del progetto, oltre che docente di Economia politica all’Università Lumsa di Roma e all’Istituto Sophia:

L’EdC non intende eliminare la povertà tout court, ma piuttosto contrastare la “miseria”, parola che descrive la forma di povertà “subita” ancora da milioni di persone nel mondo, attraverso la valorizzazione di un’altra forma di povertà, quella “scelta” da imprenditori, consumatori, cittadini… che decidono di rinunciare a qualcosa di proprio, usare i beni sobriamente, sceglierli responsabilmente, nell’idea che “i beni […] diventano […] strade di felicità solo se condivisi con gli altri” (Bruni 2004)

In questa prospettiva la miseria, derivante dalla mancanza di beni materiali, e la possibilità di una sua risoluzione sono strettamente connesse alla promozione di una serie di altre condizioni (l’istruzione, la salute, il lavoro, una casa…) che permettono ad un essere umano di “fiorire”. Tra queste condizioni spicca in modo particolare la qualità delle relazioni che si vivono: le relazioni nella visione dell’EdC sono infatti intese come un capitale fondamentale per lo sviluppo umano.”

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