La notizia della nomina a cardinale di “don Pino” – tra i 14 nuovi cardinali indicati da papa Francesco durante il Regina Coeli di domenica 20 maggio in piazza San Pietro – dopo un’iniziale sorpresa, ha lasciato una gioia profonda in quanti lo conoscono e da anni ne condividono il cammino.

Don Pino festeggerà a fine giugno i vent’anni di ordinazione episcopale: un percorso di vita carico di vicende felici ma anche di dolori che, sin dalla sua giovinezza, lo ha guidato a rispondere a Dio con radicalità. E questo ha sempre insegnato a fare, per spendersi totalmente al servizio della Chiesa, della società. Ha saputo cogliere come la luce del Vangelo doveva essere donata in modo adatto ai nostri tempi, senza perdere il legame con la fonte e senza cadere in facili riduzionismi. Anche per questo don Pino conosce il francese, l’inglese, il tedesco e lo spagnolo… e ha avvertito la necessità di studiare, oltre alla teologia dogmatica, anche filosofia (con una laurea a Macerata) e psicologia (con una laurea a Roma), mantenendo nel corso degli anni uno stile di accoglienza e semplicità verso tutti coloro di cui si è trovato a condividere i percorsi di vita.

Ha dato un contributo decisivo alla fondazione da parte di Chiara Lubich del Movimento Diocesano dell’Opera di Maria, prima in Ascoli e poi in altre diocesi. Eletto Vescovo della Diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, da cinque anni è Arcivescovo de L’Aquila, ferita dalla terribile prova del terremoto del 2009.

“Per me è stata una sorpresa totale, un incontro con una novità totalmente inattesa” – ha avuto modo di spiegare don Pino in una recente intervista al SIR. “La paternità che è così evidente, forte e luminosa in Papa Francesco, penso che abbia avuto anche questa attenzione: la mia nomina è anche un segnale della sua vicinanza a questa nostra terra così provata e alla gente che nel suo animo – e non soltanto nelle strutture murarie nelle quali abita – ha sperimentato la distruzione”.

Nel 2016 ha accettato il ruolo di presidente del Consiglio scientifico del Centro Evangelii Gaudium di Sophia. “Non si può non essere una Chiesa in dialogo” – ha detto in occasione dell’inaugurazione del CEG l’11 novembre 2016 -, “Lo slancio della Chiesa ‘in uscita’ non è un atto di straordinarietà”: esige la capacità di dare “‘ospitalità culturale’, prontezza a valorizzare l’alterità, disponibilità a riconoscere tutto il bene che porta il ‘tu’”.

Gratitudine e gioia in tutti a Sophia, dunque, di fronte alla notizia della sua nomina, come segno di quella profezia che papa Francesco ancora una volta sa trasmettere e che trova conferma nelle parole di don Pino: “Nel mio cuore ora c’è un desiderio di essere un ‘sì’ fino in fondo detto a Dio nella Chiesa, in comunione con Papa Francesco”.

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