A Figline Valdarno dal 4 al 7 aprile si è svolto il Festival della cultura umanistica avente a tema “L’identità dell’uomo: essere Classico o Contemporaneo?”
Quattro giorni ricchi di letture, spettacoli teatrali, concerti e conversazioni, per portare l’attenzione sul valore e la figura dell’essere umano in un momento storico in cui si sente il bisogno di riflettere sulla sua identità personale e sociale.

Anche l’Istituto Universitario Sophia ha dato un contributo, sia con il patrocinio all’evento, sia con la partecipazione del preside, Piero Coda, a una conversazione a due voci con Guido Chelazzi, docente di Ecologia presso il Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze.
Il titolo “Perdita dell’identità dell’uomo: dialogo tra Teologia e Scienza” era per sé intrigante ma i relatori si sono dimostrati all’altezza tenendo incollato alle sedie un pubblico numeroso e attento.
Due interventi appassionati che a tratti si sono intersecati in consonanze inaspettate, dove la teologia e la scienza, un tempo in guerra tra loro, si alleano nel cercare di decifrare le domande eterne dell’uomo e insieme, ognuna nel proprio ambito, alla ricerca di risposte di verità.
Piero Coda ha sviluppato il suo intervento dopo aver messo in evidenza le contraddizioni dell’oggi, invitando a “lasciarsi afferrare dal soffio discreto ma fresco e rigeneratore dello Spirito e a provare a ri-parlare di umanesimo per continuare a essere umani, a riscoprire l’interiorità e l’interiorità allargata, la nostra, quella della storia e quella della ‘casa comune’ di tutte le creature”.
Guido Chelazzi ci ha fatto viaggiare dall’origine dell’uomo attraverso le ere geologiche fino ad arrivare all’attuale antropocene dove l’azione umana ha fortemente condizionato l’ambiente terrestre: una concentrazione inedita di CO2, la crescita esponenziale della popolazione mondiale, mai registrata prima d’ora,( “siamo seduti nella cabina di pilotaggio di un missile demografico”), uso delle risorse esasperato, tutto questo ha prodotto cambiamento climatico, perdita di biodiversità. È ora di voltare pagina.

La nuova era non chiede solo un punto di svolta tecnologico e conoscitivo: se la conoscenza non viene tradotta in coscienza non serve a niente. Il nostro destino non è segnato, ma aperto e decidibile. Dobbiamo dunque fare di tutto per generare una più matura coscienza sul futuro. E’ una domanda di responsabilità: il futuro dunque non è un problema scientifico ma etico.
È pieno di speranza il Cantico dei Cantici: “… forte come la morte – e infinitamente più di essa – è l’amore”. E’ l’umanesimo che attendiamo, ha concluso Coda.

Testo di Manuela Gherlone

Menu
X