3 aprile 2019, Roma. La serata che si è svolta a Palazzo Toniolo presso il Senato della Repubblica (di cui questo sito riporta un resoconto) sul tema “Ripensare il pensiero, anche in politica”, promossa dal Mppu/Movimento politico per l’unità, ha ospitato anche il contributo di Javier Baquero, giovane docente di politiche pubbliche a Bogotà, che si trova in questi mesi a Sophia. Dopo gli interventi di Piero Coda e di Massimo Donà, ha suscitato profondo interesse la testimonianza del ricercatore colombiano, professore presso la National School of Public Administration, consulente di diversi enti pubblici, oltre che impegnato politicamente sui temi della costruzione della pace e dell’inclusione.

Riprendiamo alcuni passaggi del suo intervento, interessante anche per il legame importante che Sophia mantiene con alcune realtà internazionali culturali e sociali, com’è il Movimento politico per l’unità/Mppu, che operano esprimendo la medesima tensione umana verso il dialogo e la fraternità universale.

 

«Parlare di Colombia è sempre una sfida, accademica e politica. Nel mio Paese la violenza coesiste con la politica da decenni e i partiti politici, le loro ideologie, hanno unito capacità elettorale e forza delle armi per ottenere il potere. Senza ignorare tutto il bello della Colombia, devo pur dire che è in atto il più antico conflitto interno nell’emisfero occidentale, che ha visto più di 300 mila morti in maggioranza civili, più di 7 milioni di sfollati, un alto livello di povertà che colpisce più del 30% della popolazione. La Colombia è il terzo Paese per indice di disuguaglianza, il più grande produttore di cocaina ed ha altissimi indici di corruzione. Un Paese complesso, altamente frammentato, per vari motivi culturali ed educativi, che hanno polarizzato anche l’obiettivo stesso di costruire la pace. In questo contesto, è urgente recuperare la dignità e la nobiltà dell’azione politica.

Come tutti sanno, nel processo referendario svolto nell’autunno 2016 per approvare l’accordo di pace con le FARC, la popolazione colombiana si è divisa tra il SI e il NO. Al referendum ha vinto il NO, seppure con il 51% delle preferenze. Impossibile per tanti di noi negare la frustrazione. Affrontando questo momento con il Mppu, con le chiavi di interpretazione che ci offre una cultura dell’unità, abbiamo cercato di scavare più a fondo in questa vicenda fino a comprendere che non possiamo privarci della diversità per costruire l’unità. Anche quanti non avevano accettato l’accordo con le FARC erano attori politici legittimi; chi aveva espresso la sua contrarietà, aggiungeva un punto di vista di cui non si poteva fare a meno, ci permetteva di comprendere meglio la strada che il Paese aveva davanti a sé, perché la pace è un processo da costruire insieme.

Tutto ciò, inoltre, aumentava la consapevolezza politica dell’importanza della pace, specialmente nei giovani, che sono stati attori chiave nel processo di pace, nella sua promozione. Oggi l’accordo è in vigore dopo gli adeguamenti richiesti dal fronte del NO, la parte vincitrice. La sfida è ancora aperta, dal momento che le ultime elezioni presidenziali sono state vinte dal partito politico che si era espresso in modo contrario al processo di pace. Per questo continuiamo a promuovere momenti di incontro tra cittadini, politici e accademici, usando sempre come punto di riferimento la domanda: che politica vogliamo? Abbiamo sperimentato che è possibile raggiungere importanti punti di accordo a partire dal valore della diversità, e il dialogo e il bene comune diventano un metodo di lavoro e non un punto di arrivo.

Oggi ci è chiaro che il nostro ruolo, se vogliamo rispondere alla fondamentale domanda di pace e di giustizia del nostro Paese, non è tanto quello di sostenere alle elezioni l’uno o l’altro politico, non è “mettere etichette”, quanto capire piuttosto quali sono le ragioni e le condizioni in cui le persone prendono posizione. E’ evidente che ciascuno di noi fa la sua scelta personale, ma in quanto movimento, sostenere una parte ci farebbe perdere la possibilità di condividere la strada con tutti, mentre ciò che vogliamo è riconoscere e dare spazio politico alle nostre differenze, perché proprio quello spazio è anche lo spazio dell’unità.

Ci sembrano passi di un cambio di paradigma, urgente, perché cresca sempre di più, dal basso, una dinamica aperta, collettiva, che cerca il bene di tutti.»

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