Reema Nasir, studentessa dell’Istituto Universitario Sophia, viene dal Pakistan. Tra poco tornerà nel suo Paese ma, a dire suo e di chi la conosce, torna cambiata. Perché Sophia è stata il suo “turning point”, il suo “punto di svolta”? Può lo studio dell’Ontologia Trinitaria essere l’asso nella manica per il futuro di una ragazza cristiana che vive in un paese a maggioranza musulmana?

Reema Nasir è nata a Rawalpindi, una città della provincia del Punjab, in Pakistan, da una famiglia cristiana: «Ho studiato comunicazione, ho lavorato in TV e ho toccato con mano quanta falsità si spaccia per notizia attraverso i media. Conoscevo il Movimento dei Focolari e, ad un certo punto, ho sentito il desiderio di partire per un’esperienza di volontariato presso il centro internazionale dei giovani del Movimento. Così, sono arrivata a Roma dove ho fatto un’esperienza straordinaria».

Ma un giorno, ad un convegno, Bernhard Callebaut, docente di Sophia, le fa una domanda a bruciapelo: Perché non vieni a studiare a Sophia?

«Già in Pakistan varie persone mi avevano consigliato la stessa cosa – si confida Reema – ma io con decisione rispondevo che non mi interessava. Mezz’ora dopo, però, sono tornata da lui a dirgli di sì: sarei venuta a Sophia».

Quale il motivo di questa decisione, di questo improvviso cambio di rotta?

«Ho sempre avuto un bel rapporto con Dio – spiega Reema – ma vivendo in un Paese in cui i cristiani sono una minoranza, mi chiedevo spesso chi fosse veramente Dio e, soprattutto, chi fossi veramente io. Qual è la mia identità? Perché sono a questo mondo?».

Con queste domande nella testa e nel cuore, Reema atterra a Loppiano. «All’inizio non è stato facile. Le lezioni di teologia e filosofia mi sembravano astruse… eppure, mi appassionavano. Poco a poco, ho scoperto tante cose nuove. Soprattutto, ho trovato Dio e ho trovato la mia identità».

Ma c’è stato un momento particolare in questo percorso? Perché parli di “turning point”, cioè di punto di svolta?

«Ci sono state alcune lezioni che mi hanno toccato profondamente. Un giorno, Piero Coda ci ha detto: Se scavi in Dio, trovi l’uomo e se scavi nell’uomo trovi Dio. Per me è stato sconvolgente. Quindi, mi sono detta, ognuno è Dio per me? Ogni persona che incontro? Uno shock! Poi, abbiamo letto in un libro di Mons. Klaus Hemmerle: “Dio è amore; amare è donare-se-stessi, donare-se-stessi significa perdere e diventare nulla, quindi l’essere nulla è espressione dell’amore che è Dio”. Insomma, mi sono innamorata dell’Ontologia Trinitaria! Ho imparato ad essere dono per gli altri!».

Reema non teme chi può svalutare i suoi studi obiettando, con un sorrisino, che le sarebbe convenuto studiare qualcosa di più pratico, che avesse a che fare con la sua professione: «Sophia mi sta formando come persona!». È molto convinta di quello che dice e accompagna le parole con un gesto eloquente: la mano scorre dall’alto in basso, come a indicare una forza interiore che la sostiene dal di dentro. «Chi mi ha conosciuta prima, dice che mi vede diversa. Io stessa mi sento un’altra persona».

In che senso? Che cosa è cambiato? «Ora ho un modo diverso di guardare le persone e il mondo. È come se avessi occhi nuovi. Prima, in Pakistan, ero accecata: le disuguaglianze, il terrorismo, il fatto di essere una minoranza, non mi facevano vedere altro. Anche se guardavo oltre i confini, ai giovani, al mondo, pensavo: ma dove stiamo andando? Ero delusa. Ora c’è una speranza dentro di me. Ora so come dialogare con gli altri, come mettere la comunicazione a servizio della verità».

 

Per

Fausta Giardina

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