Marta Pancheva, giovane economista originaria della Bulgaria, ha già dietro le spalle alcuni anni di ricerca in ambienti accademici differenti. Dopo essersi laureata a Milano Bicocca, ha scoperto sulla sua strada Sophia dove si è laureata in Economia nel 2012 e dove oggi è ricercatrice, una volta conseguito a Roma il Dottorato di ricerca in Scienze dell’Economia civile.

La troviamo in ufficio a preparare il corso di Economics of Information and Innovation. Dopo averci presentato le aree che studia da tempo – tra cui la misurazione del benessere e dello sviluppo umano integrale, e le forme della povertà moderna e della disuguaglianza – le abbiamo chiesto un commento sul premio Nobel per l’economia 2019.

Cos’è accaduto il 14 ottobre scorso?

Qualcosa di molto semplice, in effetti. L’Accademia Reale delle Scienze della Svezia è riuscita a sorprenderci assegnando il prestigioso premio ad un terzetto inusuale di ricercatori: Esther Duflo, una donna giovane, francese; Abhijit Banerjee, il suo tutor accademico e più tardi marito, indiano; uno studioso anch’esso relativamente giovane, Michael Kremer, americano, che ha dedicato il suo tempo e le sue energie al contesto africano.

L’importante riconoscimento è stato dato ad un lavoro, possiamo dire, tanto di campo quanto di laboratorio. L’approccio adottato è, infatti, un approccio “sperimentale” in cui si maneggiano con estrema attenzione le tessere del puzzle dello sviluppo umano, una alla volta, cercando di capire come sono fatte prima di iniziare ad ordinarle e a farle combaciare.

In che senso è un approccio innovativo?

Innanzitutto per la posizione che potrei definire umile che Duflo, Benarjeee e Kremer hanno assunto di fronte all’immenso fenomeno della povertà. Si sono dedicati ad un esame accurato dei dettagli procedendo pazientemente ma con grande rigore scientifico nella loro analisi, per essere sicuri di aver ben compreso tutti i meccanismi che condizionano la vita dei poveri prima di azzardarsi a proporre soluzioni.

Agendo così, sono riusciti a sollevare questioni importanti su fenomeni spesso ignorati dalla comunità scientifica, fenomeni che possono sembrare controintuitivi, paradossali. Hanno, per esempio, indagato come mai le persone che soffrono la fame preferiscano avere la televisione a casa piuttosto che comprare cibo. Oppure com’è possibile che in un’economia in forte crescita economica come quella indiana, dove sempre meno persone vivono sotto la soglia di povertà, restino in crescita i tassi di denutrizione. O ancora, come in alcuni Paesi in via di sviluppo il fortissimo aumento dei tassi di scolarizzazione non si traduca in un miglioramento del grado di alfabetizzazione dei bambini e ragazzi. Sono andati anche ad analizzare alcune caratteristiche del funzionamento del microcredito chiedendosi perché, nonostante gli alti tassi di imprenditorialità che questa straordinaria iniziativa produce tra i più poveri, queste persone continuino a sognare qualsiasi altro tipo di lavoro per i propri figli.

Oltre l’analisi, sono giunti a proporre anche delle risposte concrete?

Sì e anche qui dovremmo dire molto di più per spiegare il valore delle loro ricerche. Duflo, Banerjee e Kremer (con i rispettivi gruppi di ricerca) hanno saputo dedicarsi a fondo, insieme ad altri soggetti sociali ed istituzionali, a cercare anche le vie d’uscita possibili da queste situazioni apparentemente paradossali. In un certo senso, hanno cercato di raccogliere i “frutti bassi” dell’albero dello sviluppo umano iniziando, per dare risposte a problemi complessi, dalle azioni più semplici, concrete, quelle radicate nella realtà e praticabili.

Troviamo alcuni esempi estremamente interessanti… Ad esempio, la proposta di vendere (a basso prezzo) le zanzariere in aree ad alto rischio di malaria anziché regalarle, perché così saranno davvero utilizzate. E si tratta di indicazioni che, in molti casi – come quando si tratta di migliorare l’apprendimento nei villaggi indiani –  si possono concretizzare senza bisogno di grandi investimenti. In questo senso, credo sia lecito dire che il premio Nobel per l’economia di quest’anno è un premio dato ai piccoli cambiamenti che possono fare una grande differenza.

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