In un soleggiato week-end da “estate di San Martino”, l’Istituto Universitario Sophia è animato da un insolito, variegato popolo: oltre cento docenti di ogni ordine e grado di scuola, Dirigenti scolastici, educatori e formatori di tutta Italia – ma anche ospiti e studenti dell’Istituto Universitario Sophia da Slovenia, Brasile, Colombia, Madagascar, Spagna ed Africa Orientale. Cosa li ha spinti a mollare tutto per un week-end, dal 9 al 11 novembre, con salti acrobatici a volte, in un periodo lavorativo intenso come quello di novembre, tra riunioni infinite di Collegi docenti, consigli di classe e programmazioni?
Una domanda di senso, un vuoto da colmare di fronte alle mille sfide con cui devono confrontarsi ogni giorno? O piuttosto l’imperativo interiore di non rinunciare mai a interrogare la vita e interrogarsi, a sperare e a lottare per le giovani generazioni? Certamente l’esigenza di una scuola di vita per sé stessi, prima di tutto, per il conoscere, per il saper fare e per l’essere, per una formazione integrale ”mente, cuore e mani”, secondo l’indirizzo di papa Francesco all’Istituto Universitario Sophia durante la recente visita a Loppiano. Esigenza riscoperta e rilanciata a settembre nei laboratori dell’ultimo Loppiano Lab.

All’educazione va data una casa: un tempo per ripensarne la vision, un luogo per incontrarsi, formarsi e confrontarsi, “un progetto di formazione continua dei docenti”. È il sogno – progetto condiviso tra il prof. Michele De Beni (docente di Pedagogia a Sophia), il Comitato promotore di Sophia e un Cantiere in action di docenti di tutta l’Italia, uniti dalla passione di mettere in rete competenze e professionalità per rispondere ai tanti bisogni oggi del mondo giovanile e della scuola, primo fra tutti quello della relazionalità educativa. Una forte sinergia quella qui sperimentata, che ha coinvolto vari pedagogisti ma anche studiosi del comportamento infantile e adolescenziale ed esperti del progetto “Living Peace” sull’educazione alla pace, coordinato dall’Associazione Azione per Mondo Unito (AMU).
Il titolo del corso, che campeggia nella locandina all’ingresso, la dice lunga a riguardo: “We Care Education“, una specie di patto collettivo per “riappropriarsi” del primo decisivo compito degli educatori, la cura come amore competente e responsabile per le giovani generazioni. Impegno alto che sgorga prima di tutto da una risposta personale, ma che invoca una responsabilità educativa corale, un Noi. Un Noi visivamente evidente all’apertura del corso, nella prolusione del preside di Sophia, prof. Piero Coda, ma anche nella discreta ma apprezzata presenza di alcuni interpreti di rilievo di questo anelito nelle varie sfaccettature della cultura odierna, come il prof. Luigino Bruni, economista e storico del pensiero economico, a sottolineare che una nuova economia non è possibile a prescindere da una nuova educazione.

Stimoli che da subito pongono importanti interrogativi su cui riflettere partendo proprio dai contenuti stessi del corso. Il rapporto tra pensiero e vita (prof. Piero Coda), il coraggio di educare (prof. Michele De Beni), il principio di realtà (prof. Daniele Bruzzone), il principio di speranza (prof.ssa Valentina Gaudiano), il principio di responsabilità (prof.ssa Luigina Mortari), tra le relazioni introduttive che hanno dato il timbro e tracciato un quadro di riferimento unitario di tipo antropologico-pedagogico.
1. Promuovere le competenze emotive – percorsi dell’intelligenza personale-sociale. 2. Imparare a pensare- strategie dell’intelligenza socio-cognitiva. 3. Educare il carattere- vie dell’intelligenza etica: dal quadro comune alle tre aree specifiche, in preziosi momenti laboratoriali curati dai proff. Monteduro, Fattizzo, Lamberti, Morbioli, Ubbiali e Valbusa, ricercatori e professori che hanno saputo mettersi in gioco in chiave fortemente dialogica, con una ricchezza di contenuti e una metodologia a cui hanno risposto i corsisti con un entusiasmo ed una partecipazione tale che ha fatto dire ai docenti: “…raramente si ha un’interazione di questo livello” .
Un corso plurale nella selezione degli esperti e degli interventi, che evidenzia l’apporto interdisciplinare (prof. Sergio Rondinara), dalle neuroscienze (equipe del prof. Gallese dell’ Università di Parma) alla filosofia, alla psicologia e sociologia.
Nella “Casa dell’educare” ha trovato un posto d’onore l’arte: momenti di alta poesia con Ettore Goffi e la sua opera “D’abbraccio allumati”, energia pura nell’armonia d’un abbraccio; e poi Leopoldo Verona e Walter Kostner che hanno tratteggiato percorsi e competenze di vita (tra alcune delle cosidette “life skills”), incarnate nelle parole e nelle strisce di GB e Doppia W, in un sodalizio pedagogico-artistico di particolare efficacia.
Atmosfera familiare – che ha avvolto tutte le fasi – e livello altissimo di professionalità: un binomio sintesi di questa scuola d’autunno, che nella sua conclusione ha espresso la globalità dei saperi nella plenaria dei laboratori e nelle relazioni del prof. Sergio Rondinara e Martina Ardizzi, voci dell’esperienza di uno studio – vita che permea la realtà dell’Istituto Universitario Sophia; degno culmine del corso, sigillo ad un Noi che, sostenuto ora anche dal confronto virtuale di una piattaforma interattiva, da lunedì animerà aule di tutta Italia.

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