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Un abile per la pace

La serata di giovedì 20 marzo 2014 con Massimo Toschi – dal 2010 consigliere del presidente della Regione Toscana per la cooperazione internazionale e per i diritti delle persone disabili – ha rappresentato un’occasione preziosa per favorire la condivisione sui temi della cooperazione internazionale, della maturazione personale di una vocazione politica al bene comune, della sensibilità con cui la vita di ciascuno può aprirsi all’incontro con l’altro.

Lo spunto è stato offerto dal libro che il prof. Toschi ha dato alle stampe di recente: “Un abile per la pace” (Jaca Book, 2013, pp. 320). Molto presto ci si è accorti di quanto la pagina scritta costituisse una semplice traccia per un colloquio più profondo, sul filo delle indicazioni più significative che il volume ospita, ma soprattutto nel dialogo che è nato spontaneamente con i presenti.

Centrale il riferimento agli ultimi, alle persone meno tutelate dalla società, che diventano i veri motori che spingono all’impegno politico. Toccanti i passaggi in cui Toschi ha voluto raccontare il ruolo della disabilità, accettata e posta al servizio della sua attività, tanto da diventare un “apripista” al delicato ed efficace lavoro di cooperazione che lo ha portato a dare il suo contributo in molte delle situazioni più difficili che interpellano la comunità internazionale alle diverse latitudini. Formativo sentir parlare dei suoi riferimenti ideali e delle persone che hanno rappresentato dei punti luminosi nelle sue scelte e nei suoi incontri: Giuseppe Dossetti e l’impegno dentro gli spazi della politica; Nelson Mandela e la politica di pace e riconciliazione del Sudafrica post-apartheid; Aung Sun Suu Kiy e la forza interiore che ti motiva nel continuare a credere nelle risorse della giustizia per il bene del proprio popolo.

“Quando mi sono trovato – è uno stralcio del libro – dinanzi a Mandela o a Tareq Aziz, a Peres o ad Arafat, a Clinton o a Declerq, quando ho parlato con amici come Romano Prodi o Kalida Messaoudi, ho pensato che io ero solamente il prestanome delle vittime, in particolare i bambini, quelli che pagano sempre il prezzo più alto della stoltezza del mondo. (…) E allora ci può essere un disabile per la pace, anzi la mia disabilità mi ha insegnato che c’è una unica forza che salva il mondo:la forza della mitezza, che fa dei poveri i maestri della pace”.

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