Sinodo per l’Amazzonia: paradigma per il pianeta

Il 6 ottobre si è aperta l’Assemblea speciale del Sinodo sul tema: “Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale”; si concluderà il prossimo 27 ottobre.

Cosa si intende quando di parla di Amazzonia?
L’Amazzonia è una delle più grandi riserve di biodiversità del pianeta. Con una superficie di 7,8 milioni di kmq, parte di nove Paesi: Brasile, Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia, Venezuela, Guyana, Suriname e Guyana francese, la sua foresta copre circa 5,3 milioni di kmq (oltre un terzo di quelle presenti sulla terra). Si parla di una popolazione di circa 34 milioni di persone, delle culture più diverse, che vivono in una relazione vitale con la foresta e le acque dei fiumi. Secondo le ultime statistiche aumenta anche la popolazione delle città e la conseguente domanda di infrastrutture e risorse pubbliche. La riflessione del Sinodo dunque spazierà a 360 gradi su un ecosistema estremamente complesso.

A riguardo riportiamo il commento di Piero Coda riportato dal mensile Città Nuova (settembre 2019, p. 61).

“L’Amazzonia custodisce una delle biosfere più ricche e complesse del pianeta. Il Rio delle Amazzoni riversa nell’Oceano Atlantico il 15% dell’acqua dolce che scorre sulla Terra. La foresta amazzonica è il più vasto polmone verde del pianeta. 130 sono i popoli originari che vi abitano. Eppure l’Amazzonia non è riconosciuta, valorizzata, promossa. Anzi: la crisi socio-ambientale sta distruggendo l’equilibrio ecologico e comunitario che da sempre ne fa un unicum. Così che essa, ormai, è diventata la seconda area più vulnerabile del pianeta, dopo l’Artico, in relazione ai cambiamenti climatici di origine antropica.

Da qui la scelta di papa Francesco: indire un’assemblea del Sinodo dei vescovi per la regione pan-amazzonica. Ma è il focus specifico di questo Sinodo quello che disegna la portata dell’evento. Lo sintetizza il titolo: “Amazzonia – nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale”. Nel documento di lavoro si legge: «Oggi la Chiesa ha l’opportunità storica di differenziarsi nettamente dalle nuove potenze colonizzatrici ascoltando i popoli amazzonici, per poter esercitare in modo trasparente il suo ruolo profetico». Questa la posta in gioco! Partendo dall’ascolto del grido dei poveri e della terra, saremo capaci di trasformare il cammino del Popolo di Dio nell’oggi della storia in un segno credibile ed efficace di speranza? E cioè di pace, fraternità, giustizia, custodia della casa comune? Questo Sinodo può rappresentare un kairós (momento di grazia) addirittura decidente nel cammino di conversione che lo Spirito di Dio chiede oggi alla Chiesa attraverso il ministero profetico di papa Francesco.

Il processo sinodale è partito col piede giusto, attivando nella fase preparatoria un dialogo che ha coinvolto le componenti del Popolo di Dio nel territorio amazzonico. Iniziando dai più poveri ed emarginati. Ne è emersa una fenomenologia ricca e appassionata delle ricchezze che animano la cosmo-visione relazionale e integrale con cui i popoli originari hanno interpretato lungo i secoli la vocazione di questo meraviglioso territorio come un luogo teologico, pieno di significati e risonanze per la vita e per l’esperienza di Dio nella storia. Di qui si è passati a denunciare con lucidità e parresia le cause del grido di dolore che si leva a Dio da queste terre: mancanza di riconoscimento, invasione di progetti “di sviluppo” che in realtà distruggono territori e popolazioni, inquinamento e deterioramento di qualità della vita, culture e spiritualità.

La terapia proposta dal documento di lavoro si riassume nella conversione – a livello personale ecclesiale sociale –, nell’orizzonte dell’ecologia integrale proposta nella Laudato si’.

Una grande sfida, di portata epocale. Che presuppone una Chiesa accogliente, capace di ascoltare e camminare insieme, una Chiesa in uscita che sappia correre il rischio dell’incarnazione del Vangelo nelle culture seguendo il cammino del Figlio di Dio che si è fatto carne, con una chiara opzione per e con i poveri e per la cura del creato. In questo contesto acquistano rilevanza alcuni suggerimenti che scaturiscono dall’ascolto della sensibilità che si esprime nell’organizzazione comunitaria dei popoli dell’Amazzonia: per battere la tentazione del clericalismo e favorire la partecipazione di tutti, riconsiderare l’idea che l’esercizio della giurisdizione (potere di governo) debba essere collegato in tutti gli ambiti (sacramentale, giudiziario, amministrativo) e in modo permanente al Sacramento dell’Ordine; studiare la possibilità di ordinazione sacerdotale di anziani, preferibilmente indigeni, rispettati e accettati dalla loro comunità, pur avendo essi una famiglia, al fine di assicurare i Sacramenti che accompagnano e sostengono la vita cristiana; identificare il tipo di ministero ufficiale che può essere conferito alle donne, tenendo conto del ruolo centrale che esse svolgono con grande frutto nella Chiesa dell’Amazzonia.

In una parola: cercare nuovi cammini, in fedeltà creativa al Vangelo, che rendano realisticamente apprezzabile questo kairós per la Chiesa e per il mondo.”

Post correlati

Menu
X