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Filosofia e Arte (I e II parte)

Fil 225 Filosofia e Arte (I e II parte)

Ore di lezione frontale: 21 + 21

ECTS: 3 + 3

LM-OTIndirizzo in Filosofia

anno

3°-4° modulo

I parte “teorica” (M. Marianelli):
“Filosofia, arte e riconoscimento dell’umano”
Il nesso che lega ferita e bellezza è essenziale e fa riferimento all’originaria esperienza di ogni processo artistico che nella “ferita” accertata e vissuta come il proprio limite, il limite di ogni essere finito, è alla ricerca di qualcosa che è, seguendo una prospettiva platonica, il bello in sé, visibile soltanto uscendo dall’apparenza delle cose. E il bello in sé, non è ancora una dimensione “determinata” riconducibile a una categoria estetica che ha il suo opposto nel brutto, esso è piuttosto un equilibrio e un’armonia che qualificano la perfezione per cui una cosa è pienamente ciò che è, pur nella precarietà del mondo, come relazione e tensione qualificabile nei termini del conveniente e dell’aptum. Simone Weil, secondo una linea platonico-cristiana, già a conclusione di uno dei suoi primissimi scritti, il saggio le Beau et le bien del ’26, rileva che per uscire dall’apparenza e pervenire al vero, al modo giusto di leggere le cose, occorre distaccarci da esse per contemplarle, in qualche modo è il percorso che dalla Caverna porta alla luce, per pervenire a contemplarne l’essenza. La perfezione del bello, in tale prospettiva, è inattingibile nella sua assolutezza nell’orizzonte della finitezza, ma è insieme ciò cui costantemente l’artista “attende”, orientato ad una “bellezza” che è al di là dell’apparenza e che dunque si dà come qualcosa di fragile per l’uomo; essa è espressione della consapevolezza di un limite originario e quindi di un “ferita” accettata perché costante manifestazione della fragilità di un essere umano che l’artista tende a superare, accertandone la presenza, accettandola e accogliendola come il “cuore” dell’esperienza del bello, in cui infine è possibile riconoscere l’umano in un dato relazionale originario, immediatamente accostabile nell’opera d’arte e nell’esperienza cui essa dispone.

II parte (laboratorio di Filosofia e Musica – M.B. Curi, M.T. Henderson):
“In principio era il ritmo. Per un’estetica dello Spielen”
«Perché esiste lo Spielen e non, invece, il non-Spielen?», si chiede Klaus Hemmerle nella tesi 25 delle sue Thesen zu einer trinitarischen Ontologie (1976), ri-formulando così la domanda fondamentale per quella nuova ontologia capace di lasciar entrare nel ritmo dell’essere: «ontologia trinitaria non è solo contenuto del pensiero, ma anche realizzazione del pensiero. Pensarla significa con il pensare, con il parlare, con l’esistenza stessa entrare nel suo ritmo» (tesi 32). Tra il gioco e l’esecuzione musicale (e non solo) come nel corrispettivo inglese to play, lo Spielen accompagna la riflessione filosofica fin dalla Critica del Giudizio di Immanuel Kant, ritornando centrale nel pensiero filosofico e teologico di alcuni autori contemporanei, mostrandosi chiave privilegiata di accesso a una dimensione originariamente “corale”, inter-soggettiva e inter-disciplinare, di un pensare rivolto e coinvolto integralmente nella vitale ritmica danzante (“pericoretica”) dell’E/essere.
Dopo una introduzione ad alcuni “motivi estetici” presenti nella prospettiva dell’ontologia trinitaria contemporanea, per approfondire le dinamiche dello Spielen come “luogo” dove ciò che osiamo proporre in teoria si possa “sentire”, il corso procederà attraverso laboratori performativi dedicati di volta in volta a motivi specifici – tra cui l’esperienza del “coro”, dell’“orchestra”, della “danza”, del rapporto tra “musica e coscienza”, del pulchrum come “marianum”, del “grido” – in collaborazione con esperti, musicisti ed artisti. Lo scopo del corso sarà quello di tentare di rispondere in tal modo, dall’esperienza di volta in volta in opera, alla domanda di partenza, intravedendo scorci di affaccio su questioni decisive, quanto problematiche, da sempre di confine tra la filosofia e la musica, se non – ancor di più (rischiando) – tra i dibattuti territori, antichi e moderni (e contemporanei), dell’ontologia e dell’estetica.

Prima di iscriversi a Sophia

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ORIENTAMENTO

Prima di tutto verifica l’Offerta Accademica proposta da Sophia, i corsi di Laurea Magistrale e tutti percorsi messi a disposizione dall’Ateneo [continua]

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AMMISSIONE

Una volta individuato il tuo possibile percorso in Sophia, controlla i criteri di ammissione ai percorsi di studio che hai scelto [continua]

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TASSE E SCADENZE

Verifica le condizioni di iscrizione e le tasse universitarie da saldare per la frequenza dei corsi [continua]

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SOSTEGNO ALLO STUDIO

L’Ateneo, insieme alla Fondazione “Per Sophia”, mette a disposizione degli studenti contributi economici, borse di studio e concorsi per gli studenti più meritevoli [continua]

Studenti iscritti

L’Istituto Universitario Sophia (IUS) è un centro di formazione e di ricerca accademica, in cui s’incontrano l’esistenza e il pensiero, le diverse culture e le diverse discipline, in un contesto a forte impianto relazionale. Non un’università costituita dalla contiguità di diverse facoltà nel senso classico del termine, ma un laboratorio di sperimentazione interdisciplinare e interculturale: un’esperienza di punta e di frontiera, dunque, un luogo d’eccellenza a servizio della crescita umana e culturale.

Allegati

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La Segreteria Didattica si occupa dell’aspetto didattico e accademico [continua]

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I nuovi iscritti sono accolti in un ambiente familiare e stimolante, seguiti passo passo dallo staff e dai tutor della comunità studenti [continua]

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Quella di Sophia è una comunità di studio e vita con studenti provenienti da tutto il mondo, per questo offriamo agli iscritti la possibilità di condividere il loro periodo di permanenza qui con altri studenti negli alloggi della nostra struttura [continua]

DOPO SOPHIA

Quello offerto da Sophia è un percorso di studi e di vita straordinario che ha già dimostrato il proprio valore nei percorsi professionali e accademici degli ex studenti [continua]

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