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Benedetto Gui: viaggio a Kinshasa, RDC

Dal 16 al 18 gennaio scorsi si è svolto a Kinshasa, capitale al centro dell’Africa di più 15 milioni di abitanti, il 1° Congresso nazionale dell’Economia di Comunione dal titolo: “Una risposta alla crisi economica e ambientale della Repubblica Democratica del Congo”.

Quello dell’Economia di Comunione è un programma che trova a Sophia uno dei suoi principali luoghi di approfondimento e di ricerca, con l’offerta di specifici corsi di formazione accademica. A coordinare il Dipartimento di Economics and Management di Sophia è uno degli studiosi più qualificati in questo ambito, l’economista Benedetto Gui, a cui dobbiamo tra il resto l’introduzione della nozione di bene relazionale nella teoria economica contemporanea.

Per questi ed altri motivi, è arrivato a lui l’invito a intervenire al Congresso EdC di Kinshasa: del resto, non era la prima volta che il prof. Gui partecipava in Africa ad un convegno di questo tipo. Di seguito, diamo spazio al ricco reportage che egli stesso ci ha offerto al termine del viaggio e che è stato pubblicato anche sul sito internazionale di Economia di Comunione.

 

“Economia di Comunione lungo il grande fiume. Qualche flash dalla Repubblica Democratica del Congo”

Diario di viaggio e di incontri a margine del 1° Congresso Nazionale degli Imprenditori dell’Economia di Comunione svoltosi a Kinshasa dal 16 al 18 gennaio scorsi

La strada che dall’aeroporto porta a Kinshasa, larghissima, è affollata di auto, di SUV e di pulmini di tutte le età, dimensioni e condizioni. Prevale il colore giallo, quello degli innumerevoli mezzi privati (anche a tre ruote, e poi ci sono le moto) che fanno il trasporto passeggeri, in assenza o quasi di trasporto pubblico. Nonostante sia sera, nelle due strisce di terra disponibili dai lati ferve, con supporti di fortuna e senza lasciare spazi liberi, un insieme di attività che vanno dalla vendita di ogni genere di mercanzia alla preparazione di cibi e alla fornitura di servizi on-the-road ad una frazione dei 15 milioni di abitanti di questa capitale dell’Africa subsahariana. Tra le auto di passaggio e nella zona di spartitraffico si intravvedono a fatica ombre scure di pedoni grandi e piccoli che, in assenza di semafori, cercano il momento buono per attraversare la grande arteria. Mi fa angoscia. Se dall’indipendenza ad oggi non fossero stati assassinati proprio quei leader che più avevano a cuore il benessere della gente comune – ci diranno in seguito – forse oggi le cose andrebbero diversamente.

Finché il traffico ristagna in una serie di imbottigliamenti causati da cantieri fermi da mesi, il nostro gentile conduttore ci racconta di aver partecipato al workshop per giovani “startuppers” africani tenutosi a Fontem nel 2017. Ha fatto studi di informatica e riesce a praticare il mestiere insieme ad alcuni colleghi, seppur in modo informale. Questo di giorno, perché di notte si attiva la sua piccola iniziativa imprenditoriale, una panetteria che deve sfornare le “baguettes” entro le quattro, in tempo perché le venditrici di strada che abitano nel quartiere possano riempire e caricarsi sulla testa i grandi catini di plastica con cui riforniscono i loro banchetti di vendita sparsi per la città. Quel workshop – ci dice – ha dato una bella spinta a quasi tutti i suoi connazionali che vi hanno partecipato, chi alle prime armi, chi invece con la necessità di consolidare un’impresina già avviata.

Nei giorni successivi ci troveremo in mezzo ad una sessantina di convegnisti (1° congresso nazionale dell’EdC dal titolo: “Economia di Comunione: una risposta alla crisi economica e ambientale della Repubblica Democratica del Congo”). Tra loro una robusta pattuglia di promotori (congratulazioni, per l’impegno e per i contenuti, anche accademici!) e poi una bella squadra di giovani che si sono rimboccati le maniche e che nell’economia portano già le loro piccole o grandi responsabilità. La proposta che ricevono è quella di un’economia intraprendente (e ce n’è molto bisogno, per andare oltre le micro-attività di strada), attenta alla dignità delle persone e pronta a condividere (quanto necessario!) , ma anche “disciplinata”, per superare l’improvvisazione e la confusione tra spese dell’impresa e spese familiari (due punti deboli che qui affossano molte imprese). Supportano la proposta le storie e le parole di chi ha già fatto con decisione questa scelta: formazione offerta a lavoratori che poi potrebbero andare a spenderla presso altre imprese (“Non importa. Il nostro Paese ha comunque bisogno di competenze”); sostegno a giovani che altrimenti avrebbero poche chances (quanti se ne vedono nelle strade intenti a piccole attività di sopravvivenza!); adeguamento periodico dei salari alla crescita dei prezzi per salvaguardare il potere d’acquisto della famiglia, fatto per scelta del datore di lavoro, perché i contratti non prevedono nessuna indicizzazione all’inflazione; apertura a membri di altre comunità religiose o di altre tribù, cosa tutt’altro che scontata.

(continua sul sito EdC)

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