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A 25 anni dalla “Ut unum sint” di Giovanni Paolo II

Cattedra ecumenica Patriarca Athenagoras – Chiara Lubich

A 25 anni dalla “Ut unum sint” di Giovanni Paolo II

Sono passati 25 anni dalla pubblicazione dell’enciclica “Ut unum sint” indirizzata non solo ai cattolici, ma a tutti i cristiani da Giovanni Paolo II, a conferma e rilancio dell’impegno ecumenico. Un testo profetico, come sottolinea Papa Francesco nella lettera inviata, in occasione dell’anniversario, al Cardinal Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.

Tra le righe si legge nell’enciclica un’appassionata domanda che diventa struggente preghiera a Dio: sarà che il terzo millennio potrà infine contemplare stupito e grato l’albeggiare di questa unità – secondo la preghiera di Gesù al Padre che ne compendia quel messaggio di gioia che è il Vangelo dell’avvento del Regno? sì, il terzo millennio, dopo che il secondo ha conosciuto la più vasta e tragica divisione tra i discepoli di Gesù, per veder rinascere soltanto alla fine, nel ventesimo secolo, il desiderio sincero e inderogabile dell’unità? Giovanni Paolo II fa memoria dei tanti e significativi passi in avanti verso la piena e visibile unità compiuti per impulso dello Spirito Santo dal Vaticano II sino a quel momento. E insieme scruta l’orizzonte in vista del Giubileo dell’anno 2000 chiedendosi: «Quanta est nobis via?», quanto lungo ancora è il cammino? In particolare, s’interroga in prima persona sul significato del suo ministero, quello di Vescovo di Roma, in rapporto alla promozione dell’unità di tutti i cristiani «perché il mondo creda».

Siamo, quando scrive, nel 1995. Ricordo due episodi, di cui sono stato testimone negli anni immediatamente precedenti e che mi hanno rivelato qualcosa del suo cuore. Nel 1991, in occasione del primo Sinodo dei Vescovi per l’Europa, dopo il crollo dei muri dell’89, con alcuni altri teologi presenti all’assise in qualità di esperti, fummo invitati a cena dal Papa. Il quale ci confidò il suo assillo (ricordo lo sguardo intenso con cui lo diceva): come realizzare in concreto il comando rivolto da Gesù a Pietro, dopo la profezia del suo rinnegamento: «Tu, una volta convertito, conferma i miei fratelli»? Due anni dopo, nel 1993, in occasione della promulgazione del Libro del Sinodo della Diocesi di Roma, invitati a pranzo come comitato di redazione del Libro, il Papa ci confidò ciò che gli stava più al cuore: da un lato i giovani e dall’altro un effettivo esercizio della prassi sinodale, a partire dalla Chiesa cattolica, che potesse diventare punto d’incontro con le altre Chiese. Era così che Giovanni Paolo II intensamente interpretava il suo ministero di Vescovo di Roma. Un «ministero di misericordia»: «tu, una volta sperimentata la misericordia del Padre, conferma nell’amore i tuoi fratelli e le tue sorelle».

Dove siamo ora? come Papa Francesco scrive nella lettera per l’anniversario, è certo che si è continuato a camminare: tanto che sarebbe lungo anche soltanto elencare i risultati raggiunti e gli storici eventi condivisi in questi ultimi anni. Ma è altrettanto certo che è cresciuta «la sana impazienza» di fronte alle lentezze e agli ostacoli che ancora appesantiscono e rendono arduo il cammino, pur tra tanti segni di speranza.

Il segreto, spiega Giovanni Paolo II nella Ut unum sint, è ancora una volta – lo risottolinea oggi Papa Francesco – quello sperimentato dai discepoli di Emmaus: farsi capaci di sentire la presenza e mettersi così alla scuola di Gesù risorto che cammina accanto a noi lungo la via e ci spiega le Scritture facendo ardere di gioia il nostro cuore. L’unità viene in questo cammino come dono dello Spirito Santo, che armonizza le diversità come altrettanti petali del fiore dell’unità. A noi ascoltare la sua voce, riconoscendoci e amandoci gli uni gli altri – come persone e come realtà ecclesiali – di vero cuore, rispecchiandoci ciascuno e insieme nella luce esigente e liberante della sua Parola.

È questo l’atteggiamento che apre sin d’ora, «nei fratelli che vivono entro comunità non in piena comunione fra di loro, quello spazio interiore in cui Gesù, fonte dell’unità della Chiesa, può agire efficacemente, con tutta la potenza del suo Spirito» (Ut unum sint, 35).

 

Piero Coda

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