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A Firenze, un anno dopo il Documento di Abu Dhabi

Non c’è dubbio: assistere alla firma congiunta da parte del cardinale di Firenze Giuseppe Betori e dell’imam di Firenze e Toscana Izzedin Elzir, della prima Dichiarazione di amicizia islamo-cristiana in Italia, non poteva non toccare in profondità. Giovedì sera 30 gennaio 2020 era questo l’evento a cui ha partecipato il pubblico delle grandi occasioni, che ha riempito la Sala teatina del Centro La Pira ed ha applaudito sinceramente più volte alla collaborazione tra il Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira, l’Istituto Universitario Sophia, la Comunità Islamica di Firenze e Toscana e la Fondazione Giorgio La Pira. L’incontro è stato introdotto e moderato da Haifa Alsakkaf, della comunità islamica di Firenze, dottoranda in pedagogia a Sophia, quasi a sottolineare l’importanza di rivolgere questo nuovo impegno soprattutto alle nuove generazioni.

L’iniziativa si ispira al “Documento sulla Fratellanza Umana per la pace mondiale e la convivenza comune”, firmato ad Abu Dhabi il 4 febbraio 2019 da papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb. Si potrebbe dire che lo spirito di Abu Dhabi si va diffondendo. Altri testi, altre iniziative simili avevano saputo suscitato interesse negli anni precedenti, ma Abu Dhabi segna un punto di non ritorno: i passi avanti nel dialogo interreligioso oggi devono impegnare tutte le parti in questione, in una reciprocità esercitata fino in fondo. Lo stesso testo di Abu Dhabi era stato concordato nei dettagli da ambedue le parti che lo hanno sottoscritto e anche la serata del 30 gennaio a Firenze ne ha sottolineato l’attualità e la fecondità.

Niente di scontato; lo dice il fatto che, solo qualche anno fa, era stato lo stesso Al-Tayyyeb a interrompere i rapporti ufficiali della prestigiosa Università islamica del Cairo con il Vaticano, come ha rivelato mons. Vittorio Ianari, docente di islamismo, che ha collaborato alla nascita del Documento. Oggi, una volta ricostruito un clima positivo fuori dalle luci della ribalta, i passaggi difficili che negli ultimi anni hanno segnato i rapporti tra mondo cristiano e mondo islamico dopo la controversia di Regensburg, sono dietro le spalle e il papato di Francesco ha aperto un nuovo tempo. In questo quadro, la recezione del Documento di Abu Dhabi si sta moltiplicando, fino a sostenere e dare senso alla proposta, festeggiata presso il Centro Internazionale La Pira, di riconoscere una vera e propria Amicizia tra la comunità islamica e la comunità cristiana. Non va trascurato un altro elemento importante per comprendere il successo dell’iniziativa: Firenze è in tutto questo un luogo privilegiato, anche per l’apertura a 360 gradi del sindaco “santo”, Giorgio La Pira, che fin dagli anni Cinquanta ha impresso a Firenze il timbro di terra fertile alle questioni del mondo mediterraneo e delle sue religioni.

Infine, il secondo oratore della serata, il teologo Piero Coda ha sottolineato con forza che anche le religioni evolvono. E’ un tema che può apparire sconcertante, ma la sete di dialogo che attraversa il tempo moderno chiama più che mai anche l’esperienza religiosa a lasciarsi trasformare, interpretando il percorso degli uomini e delle donne di oggi; fino a farci dire che il dialogo inter-religioso fa evolvere anche le religioni. Infine – lo ha evidenziato il contributo del portavoce della comunità islamica di Firenze, prof. Mohamed Bamoshmoosh, responsabile del Centro culturale islamico -, va ricordato che questa iniziativa ha saputo interpellare anche la comunità ebraica della città e numerosi rappresentanti delle diverse confessioni cristiane.

Resta il fatto che la serata del 30 gennaio scorso ha anzitutto riconosciuto l’esistenza e la solidità dei legami tra il mondo islamico e la città del Giglio. Si tratta della prima proposta di questo tipo che prende forma in Italia, e lo si comprende bene alla luce del solco trentennale scavato a Firenze dal Centro La Pira, voluto nel 1977 dalla straordinaria figura del cardinale Giovanni Benelli. E’ una vicenda che ha accompagnato in modo costruttivo l’inserimento della comunità musulmana che, solo per fare un esempio, ha trovato presso la sede del Centro il suo primo luogo di preghiera in città. Le parole conclusive della serata non hanno fatto che proiettare in avanti il percorso intravisto e offrire alcune indicazioni: seguiranno altri appuntamenti culturali e attività di ricerca e dialogo, che troveranno espressione, oltre che in una pubblicazione periodica, anche in alcune iniziative di carattere sociale.

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