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Chiara Lubich 22 gennaio 2020

In occasione del centenario della nascita di Chiara Lubich (Trento, 22 gennaio 1920 – Rocca di Papa, 14 marzo 2008), Bernhard Callebaut – belga, docente di Sociologia ed autore del volume “La nascita dei Focolari. Storia e sociologia di un carisma (1943-1965)”, Città Nuova 2017 -, intervistato da SettimanaNews, traccia un ampio profilo della fondatrice dei Focolari e di Sophia. Riportiamo la parte centrale dell’articolo, rimandando al sito di SettimanaNews per la sua lettura completa.  

 

« Chi ricordiamo oggi tra le figure femminili del Novecento? Tutti ricordiamo Madre Teresa per la sua spinta alla carità; Adrienne von Speyr, Etty Hillesum, Anna Frank o Simone Weil come figure mistiche; tra le fondatrici di nuovi ordini, la piccola sorella Magdeleine (legata al carisma di Charles de Foucauld) e diverse altre di figure femminili meno conosciute. Per cogliere l’apporto della Lubich, però, bisogna menzionare anche il suo rapporto con la politica, che già Havel, De Gasperi e Prodi avevano stimato. O anche il suo rapporto con l’economia: era amica di dom Helder Camara e di don Benzi e la sua forte ansia di giustizia sociale e il suo impegno per i poveri sfociarono, nel 1991, nel progetto dell’Economia di comunione che, non solo come proposta pratica ma anche per la sua rilevanza culturale e scientifica, verrà apprezzata, pubblicizzata e studiata, oltre che premiata. Nell’ambito dell’ecumenismo, del dialogo interreligioso e del rapporto con la cultura laica, è difficile trovare un’altra figura di donna che, come lei, abbia riscosso consensi in tutti e tre questi ambiti contemporaneamente.

(…) Se si cerca qualche chiave di lettura che illumini dal di dentro un filo logico, direi un filo “lubichiano”, bisogna ripercorrere alcuni passi. Lo suggerisce la celebrazione dei cento anni. Torniamo al 1920, perché, nelle celebrazioni, bisogna prima di tutto puntare i proiettori sul luogo dove tutto nasce, la sua amata Trento. Credo sarebbe piaciuto a Chiara che parecchi elementi del centenario siano situati a Trento. Non per niente il presidente della Repubblica vuole “incontrarla” a Trento il 25 gennaio.

Lei ha sempre avuto il senso del locale ma, nei primi giorni di pace dopo il cataclisma bellico, nel 1945, dal balcone del primo Focolare guardava con qualche sua campagna un aereo nel cielo esclamando: «Un giorno, questi aerei porteranno ovunque il nostro “ideale”» – parola chiave nel suo gergo per dire l’insieme delle ispirazioni che sintetizzavano la vita che si stava sviluppando e che farà nascere i Focolari. Chiara locale e globale dall’inizio, dunque. Interrogata un giorno sui ricordi dei “primi tempi” a Trento, disse anche che sognava la cupola: il suo “ideale” avrebbe avuto a che fare con la cupola, cioè San Pietro a Roma, e dunque con il papa e con la Chiesa universale. Lo disse allorché aveva attorno a sé solo un gruppo informale di amiche e la responsabilità di una sezione locale di giovinette del Terz’ordine francescano (cappuccino). Ma aveva già nel suo DNA la Chiesa locale e universale.

E il mondo? Chiara è sempre stata particolarmente attenta alla dimensione circoscritta della città, ma poi parlerà con fervore della patria («amare la patria altrui come la propria») e finirà con l’evocare il «mondo unito» ammettendo musulmani, ebrei, buddisti e indù nel suo movimento… Iniziò sotto le bombe a prendere le misure della sua città, pensando che il suo gruppo fosse nato per risolvere il problema dei poveri di Trento, sensibilità al sociale sempre esercitata lungo tutto l’arco del suo percorso e che porterà, nel 1991, all’iniziativa già ricordata dell’Economia di comunione e persino allo stimolo per sviluppare nuovi capitoli nell’ambito delle teorie economiche.

Sempre durante la guerra, assieme alle sue prime quattro compagne, distribuisce in ogni casa di Trento un volantino-manifesto: per essere felice, il primo atto che manifesta il suo interesse per la vita pubblica. Non per nulla il presidente del consiglio De Gasperi la stimerà tantissimo, e il filo con i politici in patria e all’estero non si interromperà mai, convinta com’era che la politica era l’amore degli amori…

(…) A Trento Chiara inizia a praticare il Vangelo con la pedagogia delle “Parole di vita”, brevi messaggi che sono una vera evangelizzazione in anticipo sui tempi, anche se allora qualcuno la accusava di essere “protestante”. Nello stesso tempo – siamo nel 1961 – prepara i Focolari ad essere tra i primi movimenti e le realtà ecclesiali a lanciarsi nell’avventura dell’ecumenismo. Sempre a Trento si mormorava che Chiara e compagne esagerassero con il loro impegno per i poveri e con la comunione dei beni istaurata tra loro a tale scopo. Con il Concilio (cf. la questione sociale come “segno dei tempi”) e con l’opzione preferenziale per i poveri, la Chiesa postconciliare – fino ad arrivare all’Evangelii gaudium e alla Laudato si’ di papa Francesco – in questi decenni ribadirà queste scelte, ma a Trento girava voce che quelle donne fossero “comuniste”. Un terzo elemento – un aspetto che a tutt’oggi va meglio capito – era che l’iniziativa di Chiara e delle sue compagne fosse fragile, oggi si direbbe soft, troppo femminile per essere solida, troppo sentimentale (parliamo sempre delle reazioni in certi ambienti trentini). Un pregiudizio legato all’eredità maschilista radicata nella Chiesa preconciliare. Ma che si qualifichi la spiritualità dei Focolari come “mariana” – oggi si direbbe spiccatamente “generativa” – non è più considerato un handicap ma un vantaggio.

Solo a partire dagli anni Ottanta si inizia di parlare del Concilio Vaticano II come di un evento che ha rimesso la comunione al centro della vita ecclesiale. Ciò fa capire, ripensando al passato, che a Trento (certamente non solo lì) c’era già il seme di tale evoluzione che germinava nel popolo di Dio. 

(…) Uno dei cardini della visione di Francesco sulla Chiesa e il cristianesimo nel contemporaneo riguarda la centralità dell’avviare processi, in contrapposizione a una sorta di ossessione nell’occupare spazi. Una visione, questa, che è stata anche quella di Chiara, che ha messo in moto molti processi, li ha azzardati pur senza sapere a priori dove potessero condurre. Questo buon azzardo evangelico si è mostrato essere, nel tempo, fecondo e significativo. Ed è anche in questo senso che la vita di Chiara continua a parlarci.»

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