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Declan O’Byrne, nuovo rettore di Sophia

a cura di Michele Zanzucchi

Il prof. Declan O’Byrne (1970), irlandese, è il nuovo rettore dell’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (Figline e Incisa Valdarno). Da più di un anno era rettore facente funzione dello stesso Istituto. Eletto dal consiglio accademico nello scorso gennaio, è stato ora ufficialmente nominato. Teologo, con un dottorato in teologia sistematica all’Università Dublin City, e un post-dottorato sui fondamenti dogmatici per un’antropologia trinitaria a Sophia, ha insegnato anche in Irlanda e in Kenya. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni, l’ultima delle quali è L’ipotesi del Paradiso ’49. Per una lettura teologica del testo di Chiara Lubich, per i tipi di Città Nuova. Al nuovo rettore abbiamo posto alcune domande.

Cosa vuol dire diventare rettore di un istituto universitario che ha una precisa radice carismatica ma che rimane aperto a Chiesa e società?

Come prima cosa, direi che è precisamente per la propria radice carismatica che Sophia naturalmente si apre alla Chiesa e alla società. Le università si sono accorte da tempo che bisogna prendersi cura del rapporto con il mondo extra-accademico: non sempre alla Chiesa in modo esplicito, ma alla società in generale. Per questo si parla di una “terza missione” delle università: dopo didattica e ricerca, ecco la missione al servizio della società. La radice carismatica di Sophia rafforza la motivazione di tale apertura. Il “carisma dell’unità”, legato all’eredità di Chiara Lubich, è naturalmente orientato al continuo rinnovamento della Chiesa e della società, e alla costruzione di un mondo più unito. Questo si potrebbe anche dire di ogni realtà universitaria promossa dalla Chiesa cattolica, ma direi che l’attenzione a questa dimensione è molto esplicita nel caso nostro. Diventare rettore di un istituto universitario con questa radice significa anche accompagnare il lavoro degli organi collegiali di governo e di tutta la comunità accademica per essere fedeli a tale missione.

Cosa ha da portare di originale Sophia nella Chiesa e nell’ambiente culturale odierni?

Non so quanto sia importante insistere da parte nostra su quello che c’è di “originale”. Meglio che siano altri a vedere e metterlo in evidenza. Sicuramente, però, si può dire che a Sophia c’è un tentativo di essere autentici interpreti di questa radice carismatica e di farla fruttare nei modi più vari, anche al di là del luogo in cui per prima si è sviluppata e approfondita: cioè anche al di là del Movimento dei Focolari. Dall’inizio di Sophia si è pensato che una componente, forse caratterizzante, di Sophia è garantire che ricerca e studi siano sempre collegati alla “vita”: cioè che in qualche modo si viva quello che si studia e si studi quello che è già vita. Un altro elemento potrebbe essere il tentativo di far lavorare insieme persone (studenti e docenti) di diverse discipline su questioni di reale importanza per la società umana: se affrontiamo questioni di attualità come la sfida ecologica o la sfida digitale, ad esempio, la nostra attenzione è posta nell’affrontare tali questioni in modo inter- e transdisciplinare. La nostra convinzione è che lo studio delle sfide complesse sia potenziato quando, oltre gli approcci tecnici, ci si apre anche alle dimensioni antropologiche, filosofiche, e religiose delle questioni affrontate. Direi, infine, che la formazione che si offre agli studenti di Sophia fa calcolo sulle competenze razionali e relazionali che si possono sviluppare in un ambiente dove effettivamente ci si trova continuamente a contatto con persone le più varie: di diverse provenienze culturali e di varie formazioni religiose.

Quali le sfide aperte e quale il suo programma di lavoro per i prossimi quattro anni?

Una risposta esauriente a questa domanda richiederebbe una cinquantina di pagine per un elenco completo delle sfide aperte. Ne evidenzio solo alcune: la sostenibilità economica di una realtà universitaria ancora ai primi anni della sua storia; l’efficacia della sua offerta formativa sul mercato accademico, in particolare in quello italiano; la focalizzazione delle sue attività e maggiore qualificazione del lavoro specifico; il rafforzamento del funzionamento degli organi collegiali. Dopo quindici anni di attività, l’Istituto Universitario Sophia si trova arricchito del patrimonio di lavoro del primo gruppo di docenti, con nuove sfide da affrontare e prospettive da sviluppare. Non credo che tra quattro anni, quando si eleggerà un nuovo rettore, le sfide aperte saranno molto diverse da queste, ma ritengo che si debba affidare al rettore che mi succederà una buona base per portare avanti questi discorsi in modo sempre nuovo. Ritengo che non sia altresì possibile pensare che, ad un certo momento, Sophia avrà chiarezza su ogni cosa e così si possa pensare di fermarsi e di ripetere una formula vincente per qualche decennio. Credo invece che sarà sempre necessario ripensare quanto accade. Ma forse in quattro anni sarà possibile arrivare al punto di poter osservare una realtà accademica robusta con forze consolidate, e così fare scelte sempre più capaci di rendere efficace la radice carismatica al servizio della Chiesa e della società.

Buon lavoro, Rettore!

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