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Fare cultura

Il match tra contenuto e metodo

di Jonathan Michelon e Gianpietro Parolin

Quale rapporto ci può essere fra contenuto e metodo in epoca digitale e nel bel mezzo di una pandemia? Una metafora calcistica non ci sta male

 

Senza inoltrarci in analisi filosofiche che ci porterebbero a classificare una realtà, o far sì che il lettore giunga fino alla parola gnoseologia relazionale, per poi scivolare direttamente alla pagina delle ricette della nonna. Proviamo invece a parlarne in maniera semplice, chiara senza però banalizzare la tematica. Guardando al passato, se potessimo usare il gioco del calcio come metafora di questo rapporto, e se fossimo alla fine di una partita di calcio la vittoria sarebbe del contenuto, con un sonoro 3 a 0!

Perché 3 a 0? Finora si è privilegiato cosa offrire un tema di rilievo, un relatore preparato, una bella sala, qualche domanda alla fine, magari fatta dagli studenti più studiosi e coinvolti. Tutto faceva parte di una formula vincente. Dopo un incontro così, i giovani uscivano potevano essere un po’ stanchi ma certamente arricchiti di contenuti. Molti di loro, facendo tesori degli insegnamenti impartiti, riuscivano ad applicarli alla loro vita con successo. L’affievolirsi del ricordo e lo sbiadire dell’esperienza legata a questo chiedeva la necessità di avere un altro incontro, il passaggio di un altro contenuto, l’implementazione di questo, in un ciclo che continua.

Ma oggi la partita è diversa. Il metodo accorcia le distanze: 3 a 1. Adesso i giovani sono cambiati, hanno una curva d’attenzione molto più breve e profondamente diversa dall’immagine del grafico gaussiano. L’attenzione dei millenial è solamente di qualche minuto. Allora come fare? Come andare in profondità in poco tempo? Come catturare la loro attenzione per dire cose significative e non banali? Il “come” ha a che fare con il metodo.

Dopo pochi minuti, all’incrocio dei pali ecco il 3 a 2. I metodi di insegnamento sono cambiati su scala globale, perché i giovani lo sono. La gran parte dei metodi sono induttivi, partecipativi ed esperienziali, partono dal particolare, dall’esperienza di ognuno, la mettono in risalto e da lì ne cavano dei concetti generali. Tutti vogliono essere partecipi alla lezione con lavori di gruppo, apprendimento cooperativo, tecniche di relazione che esaltano chi ha anche un tipo di intelligenza interpersonale. Serpentina del fantasista, dal nome “Tecno” e cognome “Logico”, tiro a foglia morta (per chi di noi ricorda il mitico Mariolino Corso) ed e 3 a 3.

La tecnologia ha rivoluzionato la maniera di trasmettere i contenuti: On line, piattaforma, chat, quiz, smart board, video maker e innumerevoli altre tecnologie sono a disposizione di chi vuol raggiungere menti, cuore ed anima.

Arriverà il 4 a 3? Per chi tifiamo? Come ci schieriamo? Non dimentichiamo che la partita del secolo scorso, Italia-Germania, è finita così. Vinsero gli italiani, anche se il vero eroe di quella partita fu Beckenbauer che giocò con il braccio fratturato.

È un errore pensarli in contrapposizione, come in due squadre diverse: contenuto e metodo vanno considerati come uno complementare all’altro, in una relazione di aiuto reciproco. Come nel calcio lo schema di gioco valorizza i giocatori, così il metodo fa risaltare il contenuto ed in qualche maniera lo fa “passare” in modo più efficace. Il contenuto non raggiunge la sua pienezza, e forse neanche il suo minimo desiderato, se non viene affettato e magari reso a cubetti dal metodo. Metodo e contenuto non vanno considerate come due squadre in competizione, ma come la stessa squadra che in allenamento prova nuove tattiche e strategie per vincere le partite domenicali.

L’onda lunga del calcio totale è iniziata in Olanda negli anni ’70 e ha fatto scuola fino a successi recenti del Barcellona di Pep Guardiola, sapendosi adattare alle nuove generazioni di calciatori da Cruyff a Messi. Così la didattica “totale” può iniziare un ciclo vincente, facendo fare gol agli studenti.

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