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In un “tra” generativo

Un seminario interdisciplinare per dialogare su un oggetto fondante la nostra umanità

Occorre un umile “sfregarsi reciproco” perché in una comunanza di vita possa accendersi una scintilla di verità. Questa idea, platonicamente echeggiante, è stata sperimentata nei giorni 27-29 gennaio 2022 attraverso il seminario Dialoghi interdisciplinari sul “tra” promosso dalla Scuola Postdottorato di Sophia. Il ricchissimo programma ha visto alternarsi studiosi di alto profilo e giovani ricercatori in un confronto assai vivace attraverso diversi ambiti disciplinari − dalla filosofia al diritto, dalla psicologia all’economia, dalla sociologia all’epistemologia, dalla pedagogia alla teologia – e esprimendo visioni di diverse matrici culturali dall’Europa all’America Latina.

Il programma che ha messo in luce la possibilità di costruire legami collaborativi con diverse istituzioni universitarie e di ricerca, essendo stato elaborato grazie al contributo di docenti della Pontificia Università Gregoriana di Roma, dell’Università di Lyon, di Pisa, della LUMSA, di Sassari, di Bologna, di Pernambuco (Brasile), della Fondazione Zancan di Padova, permettendo l’intreccio di percorsi diversi e la loro convergenza.

Lo “sguardo” che si è aperto, in un gioco di affascinanti rimandi tra una disciplina e l’altra, espressi con linguaggi formali diversi, ha orientato in modo inedito alla conoscenza di un medesimo enigmatico, ma vitale oggetto: la relazione sociale, scoperta più vera nella misura in cui lascia trasformarsi da e in una terzietà che la genera e rigenera più in profondità.

“Come mai questo oggetto di studio oggi richiede uno sguardo così ampio?”, chiediamo al Prof. Piero Coda, Direttore della Scuola di Postdottorato.

Dialogare sul “tra”, a partire dagli approcci delle diverse discipline ma entro un luogo epistemico promosso dalla trans-disciplinarità, offre l’opportunità d’ entrare – è proprio il caso di dirlo – “in medias res” con riguardo al dibattito odierno sul senso e la finalità della conoscenza. Il fatto stesso che i diversi saperi avvertano l’interpellazione e la plausibilità scientifica del concetto del “tra” è eloquente sintomo della transizione antropologica e socio-culturale in atto. Di questo fatto non solo occorre fenomenologicamente prendere atto, per esibirne con pertinenza le forme espressive e le implicazioni entro il contesto del sapere istituito dalle diverse discipline, ma occorre anche condividerne le conseguenze in ordine allo strutturarsi interno delle discipline così come nella loro reciproca articolazione. In questa direzione – l’abbiamo costatato in vari modi durante il seminario – si può persino giungere a tematizzare nello spazio descritto dal “tra” il profilarsi di un eventuale enigmatico “terzo”: “eventuale”, appunto, perché solo attingibile nel e come evento del suo darsi “tra” le realtà che di volta in volta entrano in rapporto. Prendere più lucida e dilatata coscienza di ciò esprime l’assunzione di una consapevolezza di rilevante momento: la fine di una epoca e l’annuncio, esigente, d’una nuova. Il focus programmaticamente puntato sul “tra” – nonostante il persistente, smaccato o subdolo che sia, prevalere di un paradigma binario e in definitiva individualistico -, così come l’emergere in diverse forme del principio del “terzo incluso” (in senso formale, etico, comunicativo, ontologico) dischiudono l’orizzonte di una praticabile gestione del nuovo da perseguire e immaginare, con responsabilità e aderenza alla cosa.

“E quali potrebbero essere ora le ulteriori piste di ricerca da percorrere per proseguire?”

Entro il contesto delineato nel corso del seminario si profila l’impegno a lavorare per una nuova episteme in grado di riconciliare saperi umanistici e saperi scientifici, così come sapere della fede e sapere della ragione. Non si tratta di creare un altro sapere, ma di sperimentare e declinare un sapere altro: o, meglio, una forma di gestire i saperi e i rapporti tra loro altra da quella perseguita nella modernità, che pure ha i suoi irrinunciabili meriti. Ma il successo d’una impresa di simile portata comporta un’adeguata considerazione della qualità antropologica, etica, spirituale adeguata a realizzarla. L’immaginazione e l’esercizio di una nuova episteme richiede infatti la performance di studiosi capaci d’esercitare al meglio una competenza rigorosa nel proprio specifico ambito disciplinare, battendo in breccia qualsivoglia deriva di riduzionismo o di sincretismo dei saperi ma anche sapendo guardare all’ oggetto del proprio studio non solo nella formalità epistemica istituita dal metodo di cui si fa uso, ma anche nel contesto aperto e dialogico

della trans-disciplinarità: così da poter articolare con pertinenza le prospettive, le competenze e i risultati delle ricerche messe in opera dai diversi saperi. Tutto ciò è nel più profondo della mission di Sophia. Ora, per raggiungere questo ambizioso obiettivo non è sufficiente – anche se è già per sé dirimente – attestarsi sul guadagno del principio del “terzo incluso”: occorre andar oltre, in quanto il “terzo”, appunto in quanto “incluso”, è per sé apertura all’ulteriore, al di più, al nuovo, all’altro sempre di nuovo altro. La prospettiva del “tra” e del “terzo” eventuale, in una parola, apre all’ esercizio di una generatività condivisa del sapere. La mente corre spontaneamente alla suggestione, carica di promessa, formulata da Gesù: «date e vi sarà dato, una misura bella, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi in cambio» (Lc 6,38). Nella misura in cui si dà si riceve, così come nella misura in cui si riceve si dà. Non si dice cosa si dà né cosa si riceve: non solo perché, quando il donare e il ricevere sono autentici, non c’è bisogno né del resto è possibile nominare il “terzo” che in ciò accade. Si riceve, infatti, di diventare ciò che si è: ma al di là, appunto, di sé e dell’altro da sé. Sperimentando lo stupore d’esser fatti insieme grembo che accoglie e genera ciò che è più grande di sé e della somma dei relati. Ce n’è a sufficienza per proseguire con passione e di buona lena la ricerca.

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