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Inizia a Sophia la PhD Week 2020

Pur in contesto pandemico assai complicato, in un continuo slalom tra norme sempre nuove e prudenze necessarie, ha avuto inizio a Loppiano, nella sede dell’istituto Universitario Sophia, la quarta PhD Week, riservata alla novantina di dottorandi attualmente al lavoro, con drappello di dottorati conclusi, per la precisione 33, e più di trenta accordi di collaborazione con altre università e istituti di ricerca in quattro continenti; un segmento particolarmente importante. Modalità ovviamente mista – parte presenziale, parteonline, nel rigoroso rispetto delle norme anti-Covid 19.

«Sophia è un luogo di fiducia e di relazioni tra persone, tra discipline diverse, ma anche tra culture e fedi, nella tensione verso la fraternità universale», ha detto Daniela Ropelato, direttrice della Scuola di dottorato allo IUS. Perché, come si afferma spesso a Sophia, è la relazione tra le persone che comunica il suo timbro anche alla relazione tra le discipline e le culture. “Un obiettivo che ci sta a cuore è aggiungere allo studio una dimensione che spesso risulta sacrificata nell’esperienza universitaria, quella della dimensione esistenziale: lo studio può coinvolgere l’intera persona”. E citando la Veritatis Gaudium di papa Francesco, ha sottolineato come, in questa esplorazione,ci sia bisogno soprattutto diuna «atmosfera spirituale», attuata con l’«attraversamento in compagnia» della complessità della nostra società e del nostro pensiero. Un’atmosfera ospitale che riconosce all’altro un posto fondamentale fin dentro la costituzione del proprio spazio di vita.

Il nuovo rettore di Sophia, Giuseppe Argiolas, che è stato direttore della Scuola di dottorato prima di Daniela Ropelato, ha salutato la comunità accademica dei dottorandi applaudendo a Piero Coda, primo preside a Sophia, che ha saputo «creare l’istituto» con «grande sapienza e intelligenza» assieme ai docenti, allo staff e agli studenti che si sono succeduti in questi anni. Argiolas ha ripercorso brevemente l’inizio della sua missione, coinciso con l’inizio della pandemia, e quindi subito sottoposta all’impatto nella didattica del Covid-19. Quale la ripercussione nell’esperienza sophiana che è basata su una “vita comune” che richiederebbe presenzialità? Argiolas ha notato come siano stati portati avanti tre processi: «Primo passo: completare l’anno accademico 2019-2020. Secondo, immaginare e poi realizzare un nuovo anno accademico in modalità mista – sia sincrona e asincrona –, con un aumento significativo di studenti per la laurea magistrale, per la scuola di dottorato e quella di post-dottorato. Terzo passo: trarre frutti dalla attuale situazione anomala per aprirci ad un impatto reale da Terza Missione, verso la società che ci attornia, anche e soprattutto con metodo digitale».

Ritornando alla radice dello IUS e alla sua fondatrice Chiara Lubich, il rettore ha ricordato come anche la ricerca a Sophia debba avere «uno sguardo trasfigurante perché trasfigurato». Il metodo si fa umile, sa stupirsi, sa cercare costantemente nuove soluzioni. «Perchè sono importanti gli obiettivi, ma anche i processi per raggiungerli. In questa cornice, ciò che va mantenuto vivo è prima di tutto il profilo carismatico – ha concluso Argiolas -, quella qualità specifica che viene dalla cultura dell’unità, che dice la nostra comune origine e la comune destinazione che ci ispira».

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