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Intercultura: innovazione e crescita – Una ricerca sulle comunità multiculturali e le competenze interculturali

Le aule di Sophia, che aspira ad essere una università “globale”, sono costantemente abitate da studenti e professori che provengono da molti parti del mondo. Già dai primi anni, il suo profilo principale è quello di essere un laboratorio internazionale e interculturale. Dal 2008 ad oggi i giovani che hanno frequentato i suoi corsi sono di oltre 50 Paesi e ogni anno, in media, sono presenti circa 30 nazionalità. In questo quadro la dimensione interculturale è interpretata come un vero punto di forza, trasversale a tutta la sua proposta formativa e all’organizzazione degli studi e, logicamente, anche al settore della ricerca.

Come si sa, la compresenza all’interno di uno stesso ambiente di persone che si trovano a condividere la propria quotidianità, non costituisce di per sè una esperienza d’interculturalità, così come non si può definire interculturale uno scambio comunicativo solo perchè coinvolge identità culturali differenti. Ciò che serve è un orizzonte comune che dia significato a tali interazioni.

La partecipazione di Sophia alla ricerca “Competenze interculturali in università e nella vita religiosa” costituisce un paso in avanti verso questo obiettivo. Si tratta di una ricerca promossa dalla Pontificia Università Urbaniana, che ha sede a Roma, e dall’Unione Internazionale Superiore Generali (USIG), in partenariato con Sophia, il Claretianum, Istituto di Teologia della Vita Consacrata, e la Pontifica Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium.

Proponendosi come una ricerca-azione di profilo formativo, il suo obiettivo è volto a portare gli attori coinvolti, in un percorso di tre anni, non solo ad acquisire consapevolezza delle specifiche dinamiche di interazione tra le culture presenti nei propri contesti, ma anche a riconoscere le competenze interculturali che i singoli attori possiedono o devono sviluppare.

L’ipotesi di partenza propone la multiculturalità come fonte d’innovazione, creatività e crescita quando è vissuta come scenario d’incontro e riconoscimento, come orizzonte di interscambio e di trasformazione reciproca. Tale situazione, però, non è scontata: non è raro che la biodiversità umana e il contesto di pluralismo sociale e culturale che caratterizza sempre più l’ambiente urbano, le università, come pure le convivenze religiose, siano un vettore di conflittualità. Da una parte le differenze vengono compresse fino ad essere rese “invisibili” in modo del tutto semplicistico, mentre dall’altra vengono esasperate, trattate con atteggiamento difensivo, mentre costituiscono una sfida e un’opportunità.

Con la metodologia propria della ricerca-azione, nel corso dello studio si analizzeranno i principali momenti della vita di quattro comunità accademiche e di quattro comunità di vita consacrata, che hanno sede in Italia e che sono connotate da un’ampia internazionalità. A conclusione dei tre anni, se il percorso di ricerca si rivelerà efficace, frutto del lavoro sarà l’attivazione di processi formativi idonei ad attrezzare le istituzioni coinvolte di quelle competenze interculturali necessarie che rappresentano l’oggetto di studio.

La ricerca è coordinata da Luca Pandolfi, sociologo antropologo (ISCSM – PUU, direttore della ricerca), Enrica Ottone, FMA, pedagogista interculturale (PFSE Auxilium, co-direttrice della ricerca), Tiziana Longhitano, SFP, teologa (Preside ISCSM – PUU e membro del comitato scientifico del Centro Evangelii Gaudium di Sophia), sr. Elisabetta Flick, SA (vice segretaria esecutiva USIG). Nell’equipe dei 20 facilitatori e ricercatori, anche Cristina Montoya, che a Sophia insegna Comunicazione e Intercultura: “E’ un progetto a cui dò un grande significato: sarà un esercizio di apertura reciproca che ci permetterà di trarre dall’esperienza anche una seria riflessione accademica, richiesta con urgenza dall’attualità”.

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