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Intervista al Prof. Piero Coda sull’ispirazione e il contributo della Cattedra ecumenica Patriarca Athenagoras – Chiara Lubich

CATTEDRA ECUMENICA PATRIARCA ATHENAGORAS – CHIARA LUBICH
INTERVISTA AL PROF. PIERO CODA SULL’ISPIRAZIONE E IL CONTRIBUTO DELLA CATTEDRA

 

Giorni, questi, ricchi di forti risonanze ecumeniche per due storici eventi: sessant’anni fa nasceva per volontà di S. Giovanni XXIII il Segretariato per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, oggi Pontificio Consiglio; e venticinque anni fa la Lettera Enciclica di S. Giovanni Paolo II Ut unum sint, in cui si dichiara che la Chiesa cattolica è impegnata “in modo irreversibile” a percorrere la via ecumenica. Per marcare questo doppio anniversario, il Pontificio Consiglio ha in previsione di pubblicare quest’anno un Vademecum ecumenico.

E proprio in questi giorni abbiamo avuto la possibilità di rimettere a fuoco le radici della Cattedra Ecumenica “Patriarca Athenagoras – Chiara Lubich di Sophia, attraverso le parole del Prof. Piero Coda, che ne è cotitolare per la parte cattolica, in un’intervista concessa alla dott.ssa Sandra Ribeiro. Egli ne rivela infatti l’ispirazione carismatica di molto precedente l’istituzione: “Già nel 2007 – racconta – al momento dell’erezione di Sophia da parte della Santa Sede si prevedeva lo sviluppo di un filone di studi in ambito ecumenico. Il dialogo in vista della piena e visibile unità tra i cristiani è infatti d’intrinseca e prioritaria rilevanza nella mission dell’Opera di Maria”.

Un’ispirazione condivisa con il cofondatore dell’Opera di Maria, don Pasquale Foresi, e sottoposta al parere della Chiesa: “Don Foresi, che consultai sul da farsi insieme con Peppuccio Zanghì, mi disse che Sophia avrebbe potuto offrire insegnamenti e ricerche in cui, a pari titolo, fossero previsti Docenti appartenenti alle diverse Chiese. Nell’ autunno del 2007, nel corso dei lavori della Commissione per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, di cui ero membro dal 2005, ne parlai a Creta con Mons. Eleuterio Fortino, Sotto-segretario del Pontificio Consiglio, il quale incoraggiò rinviando anche a quanto previsto dal Direttorio ecumenico.”

Il kairós della Cattedra è scoccato però al momento del conferimento del dottorato h.c. in Cultura dell’unità al Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, il 26 ottobre del 2015. Un dottorato conferitogli “sia per la sua straordinaria opera svolta in questi decenni proprio in questa prospettiva, sia in riferimento all’ispirazione ecumenica profetica scaturita dall’incontro tra il Patriarca Athenagoras e Chiara Lubich, all’indomani del Vaticano II, e alla sequela d’iniziative da esso fiorite lungo gli anni”.

In quei giorni, in un rapido succedersi di eventi, venne a definirsi il progetto: “Insieme al Metropolita d’Italia e Malta, Sua Em.za Gennadios Zervos, mi trovai ad accogliere all’aeroporto di Pisa il Patriarca Bartolomeo. Fu proprio lì, mentre si camminava verso la scaletta dell’aereo da cui sarebbe sceso il Patriarca, che il Metropolita Gennadios mi confidò il suo ardente desiderio di fare qualcosa per rilanciare lo spirito ecumenico acceso nell’incontro tra il Patriarca Athenagoras e Chiara. Mi venne spontaneo proporre una Cattedra, nel senso prima descritto. Il Metropolita ne fu felice. Durante il viaggio verso Loppiano, il Metropolita raccontò la proposta al Patriarca che subito l’accolse, mentre io telefonavo a Maria Voce-Emmaus che esprimeva anch’essa la sua adesione”.

Il giorno stesso del conferimento del dottorato, nel corso di un’intervista alla Radio Vaticana, veniva data notizia della futura istituzione della Cattedra (che sarebbe avvenuta il 14 dicembre del 2017). Oggi, dopo appena tre anni, progetti promettenti di ricerca e contatti accademici a vari livelli ne confortano di frutti la nascita: “È stata svolta una tesi di Laurea magistrale, da don Marco Fiore, sul significato del dialogo teologico sin qui condotto, con la messa a fuoco delle prospettive emerse in ordine alla mutua interdipendenza di primato e sinodalità; sono in corso tre dottorati, fra cui quello di Cristiana Sporea, ortodossa della Chiesa di Romania, sulle radici comuni, a livello biblico, dell’esperienza dello Spirito Santo. Sono le prime tracce di un cammino di approfondimento che ci auguriamo di proseguire e allargare (…) i rapporti ufficiali, oltre che con il Patriarcato Ecumenico, in particolare con il Metropolita Maximos Vgenopoulos di Silivria di ciò incaricato dal Patriarca, e con la Metropolita Ortodossa d’Italia e Malta, retta dal Metropolita Gennadios Zervos, si estendono alla Facoltà Teologica di Cluj-Napoca in Romania e all’Arcivescovo Ortodosso di America Elpidophoros Lambriniadis”.

Ma è rispondendo a una domanda sui contributi che la Cattedra Ecumenica potrà offrire all’interno del progetto globale di Sophia, che le parole del Prof. Coda ne illuminano il senso spirituale e teologico: “Athenagoras e Chiara hanno vissuto in maniera straordinaria tra loro la dilatazione dello spazio interiore in cui – come Giovanni Paolo II scrive nella “Ut unum sint” abita e agisce lo Spirito Santo: essendo due anime inabissate verticalmente in Dio, proprio per questo hanno vissuto in totale reciprocità tra loro nell’amore di Gesù. Tanto che si percepisce, nel loro rapporto, un’Anima in due Chiese o – come si dice per esprimere il rapporto tra Oriente e Occidente cristiano – l’unica Chiesa che respira con due polmoni! Se viviamo questo, la porta in Cielo è aperta (cfr. Ap 4,1) – come ama dire il Metropolita Gennadios Zervos – e se la porta è aperta, l’aria del Cielo scende in mezzo a noi. E si può fare teologia e dialogo teologico in questa luce”.

  Anita Gei

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