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Un inizio per un pensare dialogante

Inschibboleth arricchisce il proprio catalogo con un prezioso lavoro di Valentina Gaudiano sulla filosofia dell’amore di Dietrich von Hildebrand. Il pensiero di uno dei primi fenomenologi tedeschi torna in questo modo a riecheggiare in queste pagine dedicate a un tema così centrale per la filosofia, da essere conservato nel suo stesso nome: l’amore.

he tale questione sia centrale nella riflessione filosofica e che lo sia dalla sua alba in Grecia fino ai nostri giorni, è quanto l’autrice prova a mettere a tema, fin dalle pagine d’esordio. Tale sforzo è ammirevole per almeno due motivi: il primo è legato al momento storico che sta attraversando l’umanità. Mentre vengono poste a dura prova le relazioni che si mostrano in tutta la loro la fragilità, si svela, d’altro canto, l’importanza e la bellezza del rapporto proprio nel momento in cui si ha più bisogno degli altri. Il secondo motivo è espresso invece alla vocazione editoriale di Inschibboleth che, come dice il suo stesso nome, è auspicio di un dialogo tra diversi. Auspicio che è a un tempo profezia, dato il milieu apparentemente poco dialogante che stiamo transitando.

Gaudiano coglie questa sfida, dapprima mostrando scorci di storia della filosofia dell’amore, in fine confrontando il pensiero di Hildebrand sull’amore con quello di altri autorevoli esponenti della filosofia contemporanea che hanno riflettuto sul tema. Da Solov’ëv a Marion, da Wojtyla a Ortega y Gasset il pensiero del cuore viene sondato in alcuni dei suoi aspetti più rilevanti. Se al confronto tra questi autori e il fenomenologo tedesco, Gaudiano dedica l’ultima parte del suo lavoro, sono Max Scheler e Edith Stein che fanno da contrappunto, pagina dopo pagina, al trittico in cui viene spiegata la filosofia dell’amore di Hildebrand.

Vi sono – ci sembra – altre ragioni per cui lo studio che stiamo presentando è particolarmente interessante. Ne vogliamo menzionare almeno due, lasciando al lettore la scoperta delle altre. La prima è che su questo grande filosofo, negli ultimi decenni, si è scritto poco, soprattutto nella nostra lingua. La seconda è che l’autrice, con attenta pedagogia e un particolare talento didattico, conduce il lettore attraverso il pensiero hildebrandiano sull’amore mostrandone gli snodi, le tensioni, le prospettive.

La domanda che fa da movente al percorso tracciato da Gaudiano si può, a nostro avviso, riassumere così: è possibile pensare, con Hildebrand, come intrinseca la relazione tra essere e amore? Dare dunque “spunti per un’ontologia dell’amore”, come recita il sottotitolo del libro, è in definitiva l’intento teoretico dell’autrice.

La filosofia dell’amore in Dietrich von Hildebrand è, in conclusione, un viaggio attraverso un tema tanto affascinante quanto complesso. La meta, ovvero l’essere come amore, più che punto d’arrivo è scorta come nuovo inizio per un pensare dialogante e pertinente per l’oggi. Un libro insomma che ci auguriamo venga apprezzato, non solo dagli studenti che si metteranno alla scuola della fenomenologia di Hildebrand, ma anche dai tanti non addetti ai lavori che con passione e sincerità si vogliano inoltrare sui sentieri dei pensieri del cuore.

Tommaso Bertolasi

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