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La giornata dell’insegnante – papa Francesco e leader religiosi

di Roberto Catalano
Fonte: https://whydontwedialogue.blogspot.com/2021/10/la-giornata-dellinsegnante-papa.html

L’UNESCO ha proclamato da tempo il 5 ottobre Giornata Mondiale dell’insegnante e educatore. Oggi ho avuto modo di trascorrerla con papa Francesco e una ventina di rappresentanti di vari religioni (cristiani di varie denominazioni, quaccheri, ebrei, musulmani, sikhs, buddhisti, giainisti) all’interno della sala Clementina, nelle seconda Loggia della Città del Vaticano. Un contesto mozzafiato, sia per l’ambiente che per la varietà dei partecipanti: un caleidoscopio di capolavori artistici che facevano da sfondo alla ricchezza religiosa del mondo. Presenze d’eccezione, oltre al Papa che aveva invitato questi rappresentanti di diverse fedi, anche il Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli e il Grand Imam al-Tayyeb di al-Azhar, al Cairo, che nel febbraio del 2019 ha co-firmato con papa Francesco l’ormai storico Documento sulla Fratellanza Universale.

L’incontro di oggi si inseriva sul solco del Patto Educativo Globale lanciato da Bergoglio lo scorso anno, in modo più limitato del previsto a causa della pandemia. Sono centinaia le istituzioni scolastiche e enti formativi che vi hanno aderito. Il momento vissuto oggi intendeva allargare questa iniziativa – in un momento di grande confusione educativa – alle varie religioni e denominazioni cristiane che, come si è ampiamente dimostrato, nella giornata odierna condividono spirito ed ideali educativi. Infatti, ad un profondo ed articolato discorso di papa Francesco, hanno fatto seguito le reazioni di diciotto rappresentanti di varie fedi. Come qualcuno dei presenti ha fatto notare, è venuto in chiara evidenza che le diverse tradizioni religiose sono fiori nello stesso giardino e come tali debbono essere considerate. E proprio su questo ha insistito papa Francesco nel suo discorso di apertura che ha impostato l’incontro sui binari di valori universali che devono essere trasmessi di generazione in generazione per realizzare quella che è, senza dubbio ormai, la vera magna charta di questo papato: la fraternità e, ancora più precisamente, la fratellanza universale. Infatti – ha detto Bergoglio – “se vogliamo un mondo più fraterno, dobbiamo educare le nuove generazioni a «riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata o dove abita»”. Il papa ha messo in evidenza come il principio fondamentale del “conosci te stesso” ha caratterizzato, soprattutto in occidente, l’orientamento educativo. Ma, ha aggiunto Bergoglio, “è necessario non tralasciare altri principi essenziali: “conosci il tuo fratello”, per educare all’accoglienza dell’altro  e “conosci il creato”, per educare alla cura della casa comune ma anche “conosci il Trascendente”, per educare al grande mistero della vita. Questi paradigmi permettono di aspirare a una formazione integrale.

E proprio su questo aspetto, spesso definito con parola tecnica amata in oriente olistico, hanno insistito praticamente tutti coloro che sono intervenuti, ormai coscienti nelle diverse culture e tradizioni che non si può educare in modo parcellizzato la persona umana che fatica sempre più, ancora in occidente in modo particolare, a trovare o ritrovare la propria identità. Non solo, oggi in un clima di ‘terza guerra mondiale combattuta a pezzi”, processi educativi di questo tipo permettono di impegnarsi “a condannare ogni forma di fondamentalismo”, “ad accogliere l’altro così come è”, a difendere “i diritti delle donne, dei minori, dei più deboli”, e “ad amare la nostra madre terra”, diventando “voce della natura che grida per la sua sopravvivenza”.

A papa Francesco hanno fatto seguito, come accennato, altri 18 interventi. Era prevista una durata di 3 minuti ciascuno, ma alcuni dei rappresentanti religiosi hanno superato notevolmente il tempo assegnato. In questo contesto mi ha impressionato il papa. Era stato a tutti comunicato che alle 12 avrebbe dovuto lasciare la tavola rotonda per un altro importante appuntamento. Ha continuato a seguire con la stessa concentrazione tutti i relatori, senza mai guardare l’orologio, senza un cenno di fretta o impazienza. Un vero esempio di quella empatia di cui spesso parla in prima persona. Per dare a Bergoglio la possibilità di congedarsi è stata addirittura anticipata la lettura di un testo indirizzato a insegnanti e educatori nel mondo. Infatti, dopo che il testo è stato letto, lui stesso ne ha consegnato copia alla rappresentante dell’UNESCO. Quindi, si è nuovamente seduto per ascoltare gli ultimi tre relatori e, solo dopo che questi avevano terminato i loro interventi, si è congedato. Un esempio e testimonianza di dialogo, di negazione di qualsiasi atto che potrebbe suonare come mancanza di tatto, di delicatezza o, addirittura, discriminatorio. Una vera lezione per tutti i presenti.

Nel contesto di oggi mi ha colpito la diversità dei partecipanti: dal Grand imam al-Tayyeb di al-Azhar, una moschea e università con un numero forse non calcolabile di fedeli e studenti al rappresentante giainista di una università di 100 studenti. Satish Kumar ha oggi 85 anni, ma la freschezza umana ed intellettuale di un ventenne. Indiano, da 40 anni è residente in Inghilterra. La sua è la Schumacher University, molto sensibile alla questione del clima e dell’ambiente. ‘Piccolo è bello’, diceva in fondatore e, durante il pranzo, questo me più volte me lo ha ripetuto questo giainista che era seduto accanto a me. E’ nata con lui un’amicizia istantanea. Anche io rappresentavo, infatti, una piccola università, l’Istituto Universitario Sophia, che di studenti forse non arriva a 150. Non avevo quasi il coraggio di parlare. Eppure nel contesto della giornata di oggi mi sono reso conto che ognuno nell’universo educativo ha un suo ruolo e non contano i numeri, ma la qualità. Perché un uomo o una donna bastano a fare la differenza. Ce lo insegnano persone come Gandhi, di cui abbiamo festeggiato il centocinquantaduesimo compleanno il 2 ottobre, e san Francesco che abbiamo celebrato ieri. Chissà se oggi riusciamo ancora a formare persone come questi due giganti del dialogo, ma anche della trasmissione di cultura e educazione per generazioni avvenire.

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