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La ricerca di un dialogo che trasforma la realtà. All’occasione della pubblicazione del libro

EUROPE AS A COMMON. EXPLORING TRANSVERSAL SOCIAL ETHICS (2020)

«Non guardo da dove viene una persona ma in quale direzione va». Si attribuisce a papa Giovanni XXIII questa osservazione quando lo si interrogava sul suo dialogo con qualche personalità venuta da Mosca in piena guerra fredda all’inizio del 1960. Non era per niente facile per una personalità come il pontefice iniziare a cambiare tono e trovare i gesti di umanità che tessono i primi fili di rapporto con il mondo dietro la cosiddetta “cortina di ferro”. Bisogna sapere che c’era allora ancora in molti Paesi dell’Est europeo una vera situazione di persecuzione o almeno di marginalizzazione dei credenti, non solo cattolici. Ma Giovanni XXIII, avendo di mira la pace mondiale minacciata dalla corsa folle agli armamenti e una devastante guerra nucleare tra le grandi potenze, volle fare la sua parte per iniziare un processo di presa di contatto con il mondo della sinistra dell’epoca, e diminuire la tensione dell’epoca.

Dopo la caduta del Muro di Berlino e la fine di un certo tipo di statalismo socialista, la sinistra in Europa ha vissuto trasformazioni profonde. E anche la Chiesa cattolica, dal Concilio in poi, ha vissuto un progressivo aprirsi all’altro da sé, nell’ecumenismo, nel rapporto tra religioni, e anche nel rapporto con chi non ha integrato un riferimento trascendente nelle proprie convinzioni. Dalla convinzione ancora spesso formulata negli anni Cinquanta nell’ambiente ecclesiastico che se non si era d’accordo su tutto, non si poteva immaginare di collaborare, si è arrivati a pensare che in tante circostanze, anche se non si è d’accordo su tutto, la posta in gioco impone di collaborare, per il bene della pace, il bene dell’umanità.

In altre parole, l’idea di iniziare processi di dialogo, di collaborazione, di riconciliazione, un dialogo “trasversale” forse nessuno lo ha meglio formulato negli ultimi anni di papa Francesco, che dà poi l’esempio concreto collaborando in piena sintonia con il grande Imam di al-Azhar in Egitto, come a Abu Dhabi nel 2019. Lo stesso papa Bergoglio che, già nel settembre 2014, suggerì di iniziare qualcosa che oggi si chiama Dialop e del quale il libro Europe as a common. Exploring Transversal Social Ethics rende fedelmente conto. Di certo non su tutto l’Islam e il cattolicesimo concordano, ma sul bisogno del mondo di fraternità erano convinti i due protagonisti e lo volevano dimostrare nella pratica. Lo stesso vale qui: anche la tradizione sociale cattolica (e cristiana) non ha la stessa storia di quella della famiglia socialista in senso ampio, ma importante era di iniziare un processo davanti alla situazione disastrata delle nostre società: della collaborazione di tutte le forze di buona volontà c’è bisogna, affermava il papa nel settembre 2014 in un’udienza privata in Vaticano, ai protagonisti ora presenti anche nel libro qui citato.

Ma il programma cattolico prevede il dialogo a 360 gradi. E non stupisce allora che dal 2014 il papa abbia stimolato l’iniziativa di incontri tra esponenti del mondo cattolico, sostenuti da personalità vaticane e esponenti di spicco dell’area culturale che coordina i 27 partiti della Sinistra europea al parlamento europeo: Transform!europe. Un fattore che ha stimolato il dialogo e che si è espresso nei quattro seminari di studio tra 2015 e 2018 è la grandissima stima guadagnata dal papa con le sue encicliche sociali, per tutti i partecipanti al dialogo.

Per tenere in moto quel dialogo fu dato all’Istituto Universitario Sophia da parte cattolica un ruolo di coordinamento, ed è così che nel 2018 quando si organizzò nell’isola di Syros, col sostegno del governo greco dell’epoca, per la prima volta, una summer school con una quarantina di giovani cattolici e di sinistra, gli studenti di Sophia vennero a loro volta coinvolti. Il libro che ora pubblica i testi più importanti del cammino fatto in cinque anni. In favore di Sophia aveva giocato il dialogo più che ventennale soprattutto in Italia, Austria e Germania tra Focolari credenti e non con esponenti appunto della sinistra, che aveva costruito quel capitale di fiducia umana reciproca purificata dalle prove del tempo che permetteva di lanciarsi.

Chi leggerà i testi qui raccolti coglierà certamente e capirà meglio sia il rispetto per le convinzioni diverse su parecchi punti ma anche la capacità di arricchirsi di quel che si può stimare e raccogliere dell’altro con una storia così diversa. Non posso dimenticare l’osservazione di uno dei partecipanti a questi momenti di dialogo che disse che ormai per lui la fede non era più un ostacolo tra di noi, o che si sentiva d’accordo con quasi tutta la Dottrina sociale della Chiesa. Il libro segna una tappa e formula l’augurio che si possa arrivare a costruire una etica sociale trasformativa trasversale e un curriculum accademico per chi desidera approfondire il cammino intrapreso. Va sottolineato non solo il contributo di diversi professori di Sophia ma anche di diversi studenti.

W. Baier, C. Hildebrandt, F. Kronreif, L. Sello (eds.), Europe as a Common. Exploring Transversal Social Ethics, LIT verlag, Wien 2020, 267 p. Con contributi di V. Zani (Vaticano), L. Bekemans, B. Callebaut, P. Coda, A. Lo Presti, A. Mokrani, papa Francesco, coordinati da Javier Baquero Maldonado …

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