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La vitalità dell’Economia di Comunione

A trent’anni dalla sua fondazione, il progetto EdC continua a sfornare iniziative che colpiscono nel segno. IL ruolo di Sophia al suo sostegno.

 

«Una sala non basta per contenere il mondo intero», verrebbe da dire. E invece, sembra proprio che ciò sia una realtà quando, il 29 maggio scorso, il sipario dell’Auditorium di Loppiano si apre per accogliere sul palco (fisico o virtuale) una miriade di volti e voci sparsi in giro per il globo che, in svariate lingue e differenti fusi orari, si sono dati appuntamento per raccontare insieme una storia, quella dei 30 anni di vita dell’Economia di Comunione (EdC).

Una storia questa che nelle quattro ore di programma costruita su abbinamenti piuttosto inusuali –  dagli anziani che si permettono di sognare mentre i giovani osano fare profezie, alla povertà chiamata sorella, alle aziende che vedono i propri dipendenti non solo come lavoratori da rendere sempre più efficienti, quanto dei potenziali sviluppatori di comunità – si dispiega non tanto come un concatenamento di bei ricordi tra vecchi amici, quanto come una realtà in divenire, con le proprie conquiste e contraddizioni, frutti ed aspirazioni.

Tale vitalità interiore all’EdC traspare nelle voci di chi racconta delle varie, e spesso inaspettate, facce che la comunione – dentro e fuori le aziende – sta assumendo in questi non pochi e, al tempo stesso, non tanti anni di cammino per un’esperienza comunitaria come quella dell’EdC. Tra esse non mancano anche voci e testimonianze di alcuni “sophiani”: da ex-studenti come Nji Mabih Helvisia del Camerun, titolare di una delle aziende nate negli Hub di incubazione dell’EdC, e Lia Guillen del Paraguay, responsabile dei progetti di sviluppo dell’ONG Azione per un Mondo Unito (AMU) nell’America Latina; a studenti attuali come Godric Mbunya impegnato in prima persona nella formazione e sostegno all’avvio di attività imprenditoriali da parte degli sfollati interni nel suo Paese, il Camerun.

È poi Benedetto Gui, coordinatore della laurea magistrale in Economia e Management a Sophia, ad aprire un dialogo con i giovani di età, professioni e realtà diverse – da Nomadelfia, a Economy of Francesco, a Prophetic Economy. Tra loro anche una studentessa di Management for a Civil and Sustainable Economy a Sophia (Samah Kades dell’Egitto) che racconta della propria decisione, da alcuni vista come folle, di abbandonare, alcuni anni fa, il lavoro come avvocato per dedicarsi a dar voce non a chi il potere ce l’ha già ma a chi, e in particolare i più piccoli, rimane ai margini di una società lacerata da disuguaglianze stridenti.

È infine, Marta Pancheva, docente incaricato presso il Dipartimento di Economia e management, a richiamare, insieme ad altri impegnati a vario titolo nell’ambito dell’EdC nel contrasto alla miseria, che povertà e ricchezza si intrecciano inesorabilmente nella vita umana e formano un quadro a molte dimensioni e sfaccettature in cui possiamo ritenerci «tutti, al tempo stesso, ricchi e poveri di qualcosa», per dare così spazio a un’autentica condivisione dei doni che ciascuno porta con sé.  

È stato così anche in questa festa di compleanno inusuale condensatasi in una piccola sala-mondo sulle colli toscane.

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