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Abbiamo chiesto alla Prof.ssa Daniela Ropelato, docente di Scienza politica e direttrice della Scuola di Dottorato, perché studiare scienze politiche oggi?

Non è facile, in un tempo come questo, decidere di studiare scienze politiche, anzi, di puntare sulle scienze politiche per la propria professione, eppure i mesi che attraversiamo ci confermano proprio questo: l’urgenza di ridare alla politica la centralità che ha, il suo significato mite, quello originale dello sfondo, dello stelo che regge i diversi ambiti della vita sociale e il suo organizzarsi; e allo stesso tempo un significato forte, perché servono radici solide e competenze vaste per elaborare risposte efficaci ai problemi della vita in società.
La nuova offerta di Sophia incrocia esattamente queste due esigenze. Due percorsi distinti, per rispondere ad una domanda di specializzazione che ci viene espressa da tanti, introdotti da un percorso comune, che dà il quadro di riferimento unitario e interdisciplinare alla specifica visione politica della cultura dell’unità, che fa sì che le discipline si incontrino in modo non ingenuo, ricco di risultati.
Quindi, da una parte i fondamenti per dare solidità, dall’altra l’ancoraggio alle domande di oggi, quelle più sfidanti. Del resto non è più pensabile riproporre analisi e scenari tradizionali se proprio queste analisi e questi scenari sono parte del problema… Forse, e oggi più che mai, formulare le domande giuste conta di più del tentativo di offrire risposte, per quanto ben confezionate. Conta la strada che percorriamo insieme.

E Sophia come affronta questa sfida?

La nuova laurea magistrale inaugura due linee di ricerca: la prima punta ad approfondire la fraternità come principio per la res publica, per sviluppare le sue basi teoriche ma anche le sue linee operative; lo possiamo fare sia per la maturità dei vari centri di ricerca che vi stanno lavorando da anni in diverse regioni del mondo, sia perché è quanto ci viene chiesto oggi, dal momento che, davanti a sfide globali che scuotono il convivere umano dalle fondamenta, serve un punto di riferimento altrettanto globale e incisivo.
E poi, la seconda traccia: i beni comuni, quale governance può organizzare e curare il bene comune e i beni comuni dei nostri popoli; in un momento in cui prevale la tentazione di tenerci stretti ciò che abbiamo, la sfida è quella di ragionare di co-produzione e di co-governance.
Qualche altra idea per personalizzare i percorsi? Una finestra sulla digital politics, sulle grandi questioni dell’informazione, sulla partecipazione e sulla comunicazione generativa, sui paradigmi relazionali, sul peso dell’ideologia soprattutto nella dimensione esistenziale, e poi l’analisi dei quadranti internazionali del mondo contemporaneo…
In un clima che è quello di un campus internazionale, dove, prima di studiare la fraternità e la partecipazione in biblioteca o dietro allo schermo del computer, è possibile fare esperienza di quella società fraterna e libera che chiede nuovi leaders, professionisti dell’unità e del dialogo.

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