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Magnifica Humanitas e la Nuova Offerta di Sophia

Parole del Rettore Declan O’Byrne

Viviamo in un mondo strano. Studenti nelle aule universitarie affollate, circondati da altri studenti e con un docente davanti a loro, trovano più facile digitare una domanda su un chatbot AI che alzare la mano. Manager che lavorano fianco a fianco con i propri collaboratori redigono le valutazioni delle prestazioni usando un algoritmo che “conosce” le metriche del loro team meglio di quanto lo facciano loro. Adolescenti e adulti scorrono i feed su schermi minuscoli che hanno già previsto cosa li terrà a guardare più a lungo e come orientare le loro prossime scelte di acquisto.

L’enciclica di Papa Leone XIV Magnifica humanitas è scritta per questo mondo, mentre muove i suoi primi passi. L’intelligenza artificiale va compresa nel quadro più ampio delle tecnologie emergenti che, egli afferma, “si innestano nella trama della quotidianità, plasmano i processi decisionali e incidono in profondità sull’immaginario collettivo” (MH 4) plasmando il modo in cui lavoriamo, governiamo, immaginiamo, persino il modo in cui ci vediamo l’un l’altro. L’intelligenza artificiale resta uno strumento; e tuttavia, nella misura in cui penetra nella trama della vita quotidiana, dei processi decisionali e dell’immaginario collettivo, diventa per il Papa il segno di una questione più profonda: il mistero dell’umanità, che l’enciclica intende riportare al centro. In questo contesto, il Papa insiste sulla necessità di un’“alleanza educativa per l’era digitale” (MH 139–142) affinché le persone siano formate a guidare la tecnologia a servizio della dignità di ogni persona e del bene dei popoli, invece di essere silenziosamente plasmate da sistemi che non comprendono. Allo stesso tempo, egli insiste che questa guida deve rispettare ciò che la dottrina sociale cattolica chiama la logica della sussidiarietà: la responsabilità condivisa e distribuita a tutti i livelli della società, piuttosto che concentrata in pochi centri di potere.

In questo senso, forse l’Istituto Universitario Sophia offre qualcosa di interessante. Il nuovo progetto accademico di Sophia — i suoi corsi di laurea ridisegnati, le priorità di ricerca e l’impegno sociale — può essere letto come una sorta di commento a Magnifica humanitas: anche se concepito indipendentemente, i nuovi programmi risuonano fortemente con le domande che l’enciclica solleva. È un tentativo di costruire ciò che l’enciclica auspica: un’università che si rifiuta di ridurre le persone a funzioni e dati, e che invece forma uomini e donne nuovi, capaci di pensare e agire a partire da una visione relazionale e comunionale dell’umano in un’epoca satura dall’AI.

Un’università che si rifiuta di vedere gli studenti come dati

Al cuore di Magnifica humanitas c’è una convinzione semplice ma esigente: la dignità umana non può essere misurata dalla produttività né ridotta a nodi in una rete e pacchetti di dati. Leone XIV è esplicito riguardo al rischio: nei sistemi guidati dall’AI, le persone possono arrivare a identificarsi con le proprie metriche, i propri grafici, i propri numeri di engagement. L’enciclica risponde riaffermando che la persona umana è un essere relazionale di valore irriducibile, creata in tutta la sua grandezza e chiamata alla comunione — una grandezza che, secondo Leone, “nessuna macchina potrà mai sostituire nel suo splendore” (MH 15).

L’offerta formativa di Sophia prende sul serio questa convinzione. La nuova Licenza (laurea magistrale) in “Filosofia, Economia di Comunione e Ambiente” nasce per formare figure in grado di orientare l’economia e la società verso il bene comune. In questo biennio, la filosofia dialoga con l’economia e l’ecologia. Il piano di studi riflette appieno l’identità di Sophia: accanto a materie come economia, ontologia relazionale e teologia, si troverà il corso “AI e prospettive dell’umanesimo”. Nel contesto, non si tratterà di un corso di etica “appiccicata” alla tecnologia. Si tratta piuttosto di pensiero l’AI, economia e ambiente in un unico orizzonte di senso. La vera domanda non è “cosa funziona?”, ma “cosa ci rende davvero umani?”.

Il Baccalaureato di Sophia in “Filosofia e Scienze Umane”, poi, condivide il medesimo DNA. Si presenta come un programma per giovani interessati alla dimensione umanistica della conoscenza e orientati alle scienze umane applicate, con attenzione particolare alla psicologia. Il corso offre una formazione ampia ma coerente in filosofia, psicologia, teologia e scienze sociali. Sottolinea la relazione tra una visione “alta” dell’umano — filosofica ed etica. In altre parole, non si accontenta di formare utenti dell’AI; vuole formare persone capaci di leggere cosa questi sistemi stanno facendo all’attenzione, al desiderio, alla comunità e al lavoro.

Alla base di entrambi i programmi c’è un metodo particolare. Dal suo inizio, Sophia promuove la relazione tra pensiero e vita e valorizza fondamentali dinamiche relazionali fraterne tra docenti, tra docenti e studenti, tra personale docente e amministrativo. In un mondo in cui l’AI rischia di rendere le relazioni più transazionali e disincarnate, questa è una scelta che riteniamo decisiva: fare della pedagogia relazionale e incarnata il cuore dell’istituzione.

Responsabilità condivisa: ognuno ha il suo tratto di muro

Magnifica humanitas non si limita a criticare; delinea anche un pattern di risposta sociale. Riprendendo la storia di Neemia, Leone XIV insiste che la ricostruzione di una città giusta non è opera di un singolo leader che impone soluzioni dall’alto, ma della responsabilità condivisa di tutti. A ogni famiglia nella Gerusalemme di Neemia viene assegnata una sezione del muro da ricostruire. L’enciclica universalizza questo: “Nessuna mano, da sola, è sufficiente a sostenere il peso delle sfide che attraversano il mondo; e nessuna è così debole da non poter offrire il proprio contributo” (MH 13). Questa, egli dice, è “la logica della sussidiarietà” (MH 13).

Leone XIV propone la Dottrina sociale della Chiesa come criterio di discernimento capace di orientare i processi tecnologici, economici e istituzionali verso lo sviluppo umano integrale. In questa prospettiva, la questione decisiva non è soltanto innovare, ma comprendere chi guida l’innovazione, secondo quali fini e a servizio di quale idea di uomo e di società. Per questo l’enciclica afferma che la Dottrina sociale della Chiesa: “propone una responsabilità condivisa. Chiede che questi processi siano governati con lungimiranza: da istituzioni capaci di regolare senza soffocare e di proteggere senza sostituirsi; da imprese che riconoscano nel lavoro e nella dignità un criterio di successo; da corpi intermedi e comunità educative che ricostruiscano fiducia e legami; da cittadini che coltivino responsabilità, sobrietà, discernimento e senso del vero. Solo così l’innovazione potrà diventare realmente sviluppo umano integrale e non fattore di esclusione e dominio; e solo così la promessa del progresso potrà essere riconosciuta come vera, perché misurata sulla dignità inviolabile di ogni uomo e di ogni donna” (MH 181).

Questa è la sussidiarietà nella sua pienezza: diversi livelli della società — istituzioni, imprese, corpi intermedi, comunità educative, cittadini — ognuno con la propria quota di responsabilità, con i livelli superiori che sostengono senza assorbire quelli inferiori. In questo quadro, le università occupano un “tratto di muro” fondamentale. Sono luoghi in cui si avanza la conoscenza scientifica, ma anche dove si formano i cittadini. Il progetto di Sophia si colloca tra quelli che si occupano di questo pezzo di muro e come formazione per quelli che costruiranno altri tratti di muro. Intende la propria prima missione (insegnamento), seconda missione (ricerca) e terza missione (impegno sociale) come facce diverse di un’unica responsabilità: favorire la crescita dell’umano e la formazione di persone “rinnovate” dal carisma, attraverso un metodo che afferma il primato della relazione e si rifiuta di ridurre le aspirazioni umane a funzionalità e utilità.

Oltre il campus: servizi che incarnano un’antropologia diversa

Sophia sente la responsabilità di sviluppare anche nuove attività di terza missione attraverso le quali contribuire più direttamente allo sviluppo della società, in coerenza con la sua missione di favorire la crescita e lo sviluppo dell’umanità, collocandosi tra quegli organismi intermedi e quelle comunità educative che Magnifica humanitas considera indispensabili in una società sussidiaria. Attraverso queste attività intende portare il metodo e l’antropologia di Sophia — con la sua enfasi sui beni relazionali, lo sviluppo umano integrale e il primato della relazione — in contesti concreti.

Tra queste attività spicca il progetto di un AI Oath, un giuramento etico per professionisti dell’AI sviluppato con Ethos Capital, un partner del mondo dell’impresa: un impegno pubblico e personale a usare questi sistemi al servizio della dignità della persona. È una risposta diretta all’appello dell’enciclica a cittadini che coltivino “responsabilità, sobrietà, discernimento e senso del vero” (MH 181).

Dal punto di vista di Magnifica humanitas, questa è esattamente il tipo di responsabilità distribuita che Leone ha in mente quando mette in guardia, ad esempio, contro le “nuove forme di schiavitù” create dai sistemi digitali e chiede il coinvolgimento di famiglie, comunità, chiese, associazioni e autorità pubbliche nel contrastarle. Le università non possono fare tutto; ma possono aiutare le persone a vedere cosa sta accadendo, nominare le nuove dipendenze e offrire supporti pratici che aiutino individui e comunità a rimanere liberi e umani nel mezzo del cambiamento tecnologico.

Economia di Comunione: un lungo esperimento in un altro modo di fare le cose

C’è un altro filo che lega il progetto di Sophia a Magnifica humanitas: l’Economia di Comunione. Da più di trent’anni, questa rete di imprese tenta di incarnare un modo diverso di fare impresa: condividere i profitti, favorire relazioni comunitarie nei luoghi di lavoro, dare priorità ai poveri e trattare l’impresa come una comunità piuttosto che come una macchina orientata esclusivamente al profitto. Questo è significativo perché Magnifica humanitas è deliberatamente scritta per segnare il 135° anniversario di Rerum novarum. Leone XIV traccia la linea da Leone XIII attraverso Quadragesimo anno, Centesimus annus e il magistero sociale più recente, e mette in guardia sia dalla concorrenza sfrenata sia dalle nuove forme di collettivismo tecnocratico. Chiede modelli economici che non “concentrino il potere” nelle mani di pochi, ma distribuiscano la responsabilità, condividano la ricchezza e integrino la preoccupazione ecologica. Questa è la sussidiarietà applicata all’economia: decisioni e benefici spinti il più in basso possibile, con i livelli superiori che servono invece di dominare. Il focus di Sophia sull’economia di comunione è un laboratorio vivente per questa agenda — un luogo in cui gli studenti possono vedere e riflettere su imprese che già tentano di operare diversamente. In continuità con l’enciclica di Leone e con la Laudato Sì di Francesco, il modo in cui concepiamo l’economia è intimamente legato alla preoccupazione ecologica e al riconoscimento dell’ambiente come luogo di relazioni e spazio di ogni possibile esperienza di comunione. L’insistenza di Magnifica humanitas sul fatto che AI e digitalizzazione debbano essere governate in modi che proteggano sia la dignità umana sia la nostra “casa comune” è centrale nel nuovo programma di laurea di Sophia.

Perché questo conta adesso

Rispetto alla questione operaia del tempo di Leone XIII (Rerum Novarum), la sfida indicata da Magnifica humanitas è più diffusa, più invisibile e più pervasiva. L’AI è dentro i telefoni e le piattaforme, non solo nelle macchine delle fabbriche. Plasma l’attenzione, l’immaginazione, la comunicazione e il processo decisionale in modi che spesso restano opachi. Per questo Leone insiste che la situazione attuale esige chiarezza sulle responsabilità e sulla rendicontabilità a ogni livello, e che queste responsabilità siano condivise secondo la logica della sussidiarietà, con ciascun livello della società che assume la propria parte. Esige anche una formazione capace di riconoscere, resistere e reindirizzare gli usi dell’AI che minacciano la dignità umana.

Il progetto di Sophia è uno dei tentativi seri di rispondere a questa sfida. Non tratta l’AI come una questione marginale da affidare a un singolo corso, governo o commissione. Invece, ripensa corsi di laurea, ricerca e servizi attorno a un’antropologia relazionale, porta l’AI esplicitamente nel curriculum, orienta l’economia verso la comunione e l’ecologia, e struttura il proprio impegno esterno per aiutare persone e istituzioni a vivere diversamente. Prende sul serio l’immagine dell’enciclica secondo cui ognuno ha un  “tratto di muro” di cui occuparsi e capisce che anche le università debbano fare la propria parte formando persone e offrendo servizi che mantengano la “magnifica umanità” di ogni persona al centro.

Per chiunque si chieda cosa possa fare concretamente un’università in risposta a Magnifica humanitas, Sophia offre una risposta. Penso sia un modello coerente: una piccola istituzione focalizzata che tenta di allineare il proprio insegnamento, la propria ricerca e il proprio impegno esterno con una visione dell’umano che si rifiuta di lasciare agli algoritmi il compito di definire per cosa siamo fatti.

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