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Nobel al Programma Alimentare Mondiale

di Marilena Montanari *

Il riconoscimento attribuito all’agenzia Onu WFP-PAM dall’Accademia di Oslo premia l’azione contro la fame nel mondo come via per la pace

 

Che il nesso fra guerra e fame fosse molto stretto era noto da tempo, purtroppo, se si pensa a quanto formulato dai membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che, con la storica risoluzione n. 2417/2018, avevano espresso unanimemente e apertamente la volontà politica di porre fine alla questione della fame e della carestia generate sui civili dai conflitti.

Ciò nonostante, il recente atto con cui il comitato norvegese per il Nobel ha designato il Programma Alimentare Mondiale (World Food ProgramWFP) come il vincitore del premio Nobel per la pace 2020, rappresenta un ulteriore tassello giustificativo della indispensabile azione che la comunità internazionale deve condurre a favore della sicurezza alimentare nel mondo. Il messaggio è chiaro: agire per rimuovere la fame nel mondo e garantire un accesso di cibo sufficiente e sano per tutti è un imperativo morale da cui nessuno può sottrarsi, perché questa è una strategia fondamentale per prevenire l’insorgere di nuovi conflitti e per avviare processi di pace laddove le crisi umanitarie generate da guerre, condizioni climatiche avverse, ondate epidemiche, tumulti politici ed economici siano già in atto.

Si tratta di un’esigenza emersa in modo chiaro già dall’ultimo Rapporto globale sulle crisi alimentari, pubblicato lo scorso 21 aprile 2020 e relativo all’anno 2019,in cui si sottolinea che,ancor prima dell’esplosione della pandemia di coronavirus, 135 milioni di persone in 55 Paesi erano stati esposti a insicurezza alimentare acuta, di cui si evidenziavano 75 milioni di bambini affetti da rachitismo e 17 milioni da deperimento. Si tratta di una porzione di umanità (stanziata prevalentemente nella regione del Sahel, in Etiopia, Sud Sudan e Burkina Faso in Africa, nel Medio Oriente come in Yemen e Siria e nel contesto dell’America Latina e dei Caraibi, in particolare Venezuela, Perù, Colombia, Nicaragua e Guatemala) che già nel 2019 era in aumento rispetto agli anni precedenti. La crisi sanitaria ha aggravato dei dati ed esteso la portata di un peggioramento che già prima era preoccupante.

Di fronte a questa situazione, il PAM, Organismo delle Nazioni Unite istituito nell’undicesima conferenza della FAO del 1961 come programma provvisorio di distribuzione alimentare e divenuto un’istituzione con mandato e operatività definitive nel 1963, ha da sempre focalizzato la sua attenzione nei contesti più difficili di allarme sociale, nei Paesi colpiti da conflitti e carestie, per portare l’assistenza alimentare nell’emergenza, nel soccorso e nella ricostruzione, nello sviluppo e nelle operazioni speciali, grazie ad un’azione capillare, efficiente e di coordinamento di numerose altre agenzie umanitarie che collaboranocon il sistema delle Nazioni Unite.

Un riconoscimento come il Nobel per la Pace dà sicuramente atto dell’attività salva-vita del PAM nel mondo, ma invita le istituzioni, le organizzazioni internazionali, i rappresentanti degli Stati e ognuno di noi a farsi promotori di un’azione solidale concreta, a favore del prossimo, per garantire equi standard di benessere, stabilità e, quindi, di pace a livello mondiale. A questo è chiamata a contribuire l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile e l’obiettivo n. 2,Fame Zero, ma a 10 anni dal termine che la comunità internazionale si è prefissata, il raggiungimento dello scopo sembra ancora molto distante.

Possa, dunque, il riconoscimento che è stato attribuito al PAM rammentare agli operatori del settore e ai decisori politici che l’unica via percorribile per garantire il benessere a livello mondiale è quella della de-burocratizzazione degli aiuti umanitari e dei progetti di sviluppo piuttosto che delle politiche di deterrenza e del commercio di armi.

Questo sta a cuore anche alla Santa Sede, come si evince da quanto ha recentemente ribadito mons. Fernando Chica Arellano, osservatore permanente della Santa Sede presso la FAO, l’IFAD e il PAM, nell’intervista rilasciata a Vatican News sul tema e fruibile di seguito:

https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2020-10/nobel-pace-pam-wfp-fame-osservatore-santa-sede-arellano.html

 

* Avvocato, consigliere legale della Rappresentanza Permanente della Santa Sede presso la FAO, l’IFAD e il WFP e docente incaricato di Law of International Institutions presso l’Istituto Universitario di Sophia. 

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