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“Prendere le consegne da papa Francesco”

 

“Sophia e Scholas parlano lo stesso linguaggio e hanno la medesima visione. Partecipare a questo incontro è stato come prendere le consegne da papa Francesco”:  così si è espressa Prisca  Maharavo del Madagascar, studentessa di Sophia, invitata dal 27 al 29 giugno scorso al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo (Roma), al quarto congresso internazionale promosso dal programma Cattedre Scholas.

L’appuntamento ha fatto il punto sull’attività di una delle diramazioni più mature di Scholas Occurrentes, l’organizzazione internazionale che papa Francesco ha promosso quand’era ancora arcivescovo di Buenos Aires, con il motto “Unire le scuole, lo sport e la solidarietà”. La visione di Scholas, così riporta il sito ufficiale, guarda al mondo come ad “un’aula senza pareti, senza confini, dove la diversità unisce e accoglie i bambini di tutto il mondo in un contesto di pace”; è presente in 190 paesi con una rete che comprende più di 400 mila scuole e reti educative.

Dal 2016, quando Cattedre Scholas ha convocato la prima assemblea internazionale presso la Pontificia Accademia delle Scienze in Vaticano, anche questo specifico programma è cresciuto ed oggi conta sull’adesione di 48 università e 19 organizzazioni di 21 Paesi del mondo, per diffondere idee e sviluppare sinergie in ambito pedagogico al servizio della pace e della giustizia nelle realtà di diversi paesi e continenti. Un qualificato team di ricercatori e responsabili scientifici guida il programma: ne fa parte anche Giuseppe Milan, dell’Università di Padova, incaricato del corso di Antropologia interculturale a Sophia, che per l’occasione ha esteso l’invito a Roma ai suoi studenti.

La presenza di numerosi giovani in sala (anche in videoconferenza) è stata una delle caratteristiche dell’edizione 2018 del congresso, che aveva per titolo: “Università e Scuola. Verso il rilancio di università ‘in uscita’”.

Afferma Szabina  Pacsirta dell’Ungheria, che a Sophia studia Scienze Umane: “Il programma era diviso in due sessioni parallele: per gli studenti e per i docenti e i professionisti dell’educazione, provenienti da 75 università di 30 Paesi del mondo. La nostra sessione, con un forte profilo laboratoriale, ci ha proposto approfondimenti insieme ad attività e giochi di ruolo sulle tematiche dei tre giorni: innovazione educativa, sviluppo integrale sostenibile, dialogo interculturale e interreligioso.

Il convegno è stato aperto dal saluto di mons. Vincenzo Zani della Congregazione per l’Educazione Cattolica che ha esposto il progetto educativo del Papa, spesso sintetizzato da un semplice slogan: “testa, cuore e mani”, e allo stesso tempo mai esaurito in esso per la sua innovativa visione lungimirante. Vi hanno fatto continuo riferimento le esperienze presentate nelle sezioni del programma, confermando che solo un armonico sviluppo dei tre linguaggi può essere una risposta efficace all’attuale emergenza educativa.

Particolarmente interessante è stata l’analisi della situazione internazionale legata alle grandi migrazioni. Un workshop ci ha permesso di imparare a sospendere e a superare i pregiudizi da cui ciascuno di noi, più o meno consapevolmente, si lascia influenzare: l’incontro con gli ospiti della “Casa Scalabrini  634” di Roma – che promuove l’integrazione di richiedenti asilo e rifugiati – ha rovesciato il nostro modo di affrontare la questione.

Quando è stato il momento della presentazione della Costituzione apostolica di papa Francesco, la Veritatis Gaudium, abbiamo preso maggiore consapevolezza che Sophia è nata dallo stesso DNA e può davvero contribuire a testimoniare, insieme a Scholas, la coerenza di un progetto formativo di respiro mondiale. Ciò che viviamo a Sophia, infatti, risponde in pieno alle domande dei giovani di oggi, a livello scientifico come attraverso l’esperienza quotidiana. Un esempio sono le esperienze che viviamo sul fronte del dialogo interreligioso, spesso molto coraggiose. D’altra parte, la ricchezza di scambi e di relazioni, che sono possibili nell’aula globale di Scholas, possono arricchire certamente le potenzialità della nostra università. Si è rafforzata dunque la sintonia. Un’esperienza davvero felice”.

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