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Se l’uno è l’altro. Ontologia e intersoggettività in Antonio Rosmini

“Che un saggio affronti temi specifici legati al pensiero di un Autore, con rigore scientifico, è impostazione comune all’accademia; che un saggio si presenti, assolti i criteri di scientificità, come introduzione generale al pensiero dell’Autore -pur affrontando con dovizia di particolari una o più questioni- è un pregio di pochi. E in effetti Emanuele Pili, partendo dal tema dell’ontologia e dell’intersoggettività in Antonio Rosmini, sottotitolo del libro, ci conduce, in dense ma scorrevoli pagine, alla scoperta del grande pensatore italiano. E’ tuttavia il titolo del libro a custodire la cifra interpretativa della ricerca: “Se l’uno è l’altro”. La locuzione riflette una esperienza paradossale ma decisiva: «L’atto finito si perde, o piuttosto si ritrova nell’infinito, e l’atto infinito nel finito, l’unione è perfetta, l’unione è compiuta. Udite voi come sono due ed uno ad un tempo?».

Pili riflette sull’unità, con rigore storico e passione teoretica, nella quale si è uno, ma essendo più di uno; il significato ontologico racchiuso nelle parole di Rosmini è coniugato con la questione dell’intersoggettività, e più precisamente sta nella domanda -che in modo esplicito o implicito attraversa tutto il libro-: quale concezione del rapporto interpersonale scaturisce da questa ontologia? Basandosi su un’ampia documentazione storica, che restituisce alle note del libro la dignità delle grandi opere, il giovane filosofo genovese, evidenzia una lacuna storiografica sui temi sopracitati, riconsegnando una lettura originale e dinamica dell’ontologia di Rosmini, che trova nel lemma inaltrarsi -neologismo creato da Rosmini nella Teosofia– uno snodo essenziale: «E’ una indagine ontologica, poiché è solo nell’istruzione di una fenomenologia dell’inaltrarsi (tematica antropologico-morale) che si dischiude il senso della terza forma dell’essere e di come in essa siano contenute le altre due forme (ideale e reale). Ma è anche teologica, poiché -in definitiva- l’inaltrarsi assoluto è la via intratrinitaria e lo stesso Dio che si incarna nel Verbo, fino all’evento della morte/risurrezione. E’ mistica, poiché ogni essere umano, figlio nel Figlio, è chiamato ad inaltrarsi, affinché possa vivere eternamente in sinu Patris». (p. 187).

Per giungere a queste considerazioni, Pili ha già percorso un itinerario nella storia del pensiero -a partire dagli Autori con i quali lo stesso Rosmini si è confrontato-: da Platone a Kant fino Fichte, passando per Tommaso d’Aquino e senza trascurare la cultura moderna.

All’opera, forse, c’è il dispiegarsi, storicamente fondato e teoreticamente avvincente, di quel progetto di “ontologia trinitaria”, e del relativo rapporto tra filosofia e teologia, che Pili non manca di richiamare già dalle prime pagine: «[…] la filosofia si imbatte nel problema della simultanea unità e molteplicità dell’essere; essere che è uno, se contemplato nell’idealità, e molti, se considerato nella realtà. Ebbene, “conciliare questa cotal lotta che l’essere […] dimostra in se stesso” non può non passare dall’aprirsi al dato teologico, e in particolare a quello relativo ad dogma trinitario […] In definitiva, la sua prospettiva di ontologia trinitaria sussiste nel locus che è il “tra” nel quale filosofia e teologia “combaciano”, per vivere l’una della vita dell’altra. Si capisce, così, che l’ontologia trinitaria rosminiana è pensiero totale poiché è νοῦς Χριστοῦ (nel doppio senso del genitivo), nel quale filosofia e teologia -come la natura umana e la natura divina di Cristo- sono perfettamente unite, senza confusione, essendo perfettamente distinte» (pp. 53-58).

Incipit convincente per seguire le tracce di questo sentiero sono le parole conclusive del libro: «[…] notiamo che Rosmini ritiene che serva l’ontologica dottrina, non solo la filosofica dottrina e non solo la teologica dottrina: una sola delle due sarebbe troppo poco. Ci vogliono entrambe: questa è la terzietà dell’ontologia trinitaria. Un’ontologia per la quale ognuno dei due vive non per sé, ma affinché l’altro sia: proprio così, entrambi perdono totalmente se stessi per ritrovarsi nell’altro, in quanto dall’altro restituiti a se stessi. Tuttavia, l’uno e l’altro possono specchiarsi e restituirsi reciprocamente l’uno all’altro –e restituirsi nuovi, migliorati (sono queste parole di Rosmini)- soltanto perché ognuno, specchiandosi in Dio, restituisce Dio stesso all’altro. Così, quell’amore che prima andava dall’essere all’essere, ora -per partecipazione reale- procede da Dio e va a Dio. E questa è la perfezione: Dio in Dio, affinché Egli sia tutto in tutti (cfr. 1 Cor 15,28)». (p.237).

Un libro da leggere, un sentiero da percorrere.”

Marco Martino

Emanuele Pili
Se l’uno è l’altro. Ontologia e intersoggettività in Antonio Rosmini
Edizioni di Pagina, Bari 2020, pp. 259

 

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