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Una esperienza e una ricerca di respiro ecumenico

12 luglio 2017. Lydia Adel Sadek Hanna, egiziana, della Chiesa copta ortodossa, ha conseguito con successo a Sophia la Laurea magistrale in Cultura dell’Unità, con specializzazione in Ontologia trinitaria. La sua ricerca, dal titolo “La divinizzazione e l’unità nel pensiero di Matta el Meskin (Matteo il Povero, 1919-2006)”, promossa col massimo dei voti, ha offerto alla comunità accademica una approfondita riflessione sulla vita e il pensiero di questa straordinaria figura del monachesimo copto, padre spirituale del Monastero di San Macario il Grande, nel deserto di Scete in Egitto. “Matta el Meskin ha saputo offrire alla Chiesa copta e non solo, una potente luce per l’unità – secondo una sintetica espressione di Lydia Adel, a conclusione -. In lui si percepisce l’azione dello Spirito Santo che spinge verso il riconoscimento della nostra comune appartenenza alla Chiesa di Dio”.

“Il lavoro è certamente di alto profilo dal punto di vista ecumenico – ha aggiunto Giovanna Porrino, docente di Teologia biblica, co-relatrice della tesi –. Lydia, che ha letto tutte le opere in lingua araba di questo padre del deserto dei nostri giorni, teologo ed ecclesiologo eminente, ha saputo trasmetterci con la sua conoscenza anche il suo amore per lui. Ma vorrei sottolineare un altro aspetto: è stata anzitutto la presenza di Lydia a Sophia a rendere possibile a tutta la comunità accademica questa esperienza di apertura all’Oriente cristiano”. Non è mancata la condivisione di momenti dolorosi, di fromte ai drammatici attentati compiuti in questi mesi in varie chiese egiziane: la testimonianza della Chiesa copta, come quella di altre Chiese del vicino Oriente, è ancor oggi fortemente segnata dal martirio.

Anche per questo, il lavoro di Lydia Adel può essere definito un “intreccio di fili”; tra i più preziosi, la calda lettera di saluto che Anba Epiphanius, attuale abate del Monastero di San Macario il Grande ha inviato al Preside di Sophia e alla commissione di laurea. La tesi ha permesso inoltre di rafforzare i legami tra Sophia e la Comunità ecumenica di Bose tramite la cooperazione di Markos el Makari, il dott. Marco Hamam, che ha sostenuto e accompagnato con grande competenza lo studio di Lydia. Non va dimenticato che il fondatore del Monastero di Bose, Enzo Bianchi, è stato ospite delle “Cattedre di Sophia” nel novembre del 2012, con una lectio dal titolo: “Cammini di umanizzazione”.

(il preside Piero Coda, fratel Markos el Makari del Monastero di Bose, Lydia Adel Sadek Hanna con il marito Amir Rafla, Giovanna Porrino e Bennie Callebaut, docenti di Sophia)

Quando si giunge in una terra del vicino Oriente, spesso si avverte un certo spaesamento. Il paesaggio cambia, al verde dei boschi si sostituisce il dorato delle sabbie del deserto; al cielo, spesso nuvoloso, si sostituisce l’azzurro. Dove l’acqua non manca, si ammira l’esplosione di una flora lussureggiante e di oasi inaspettate. A detta di quanti vi hanno assistito, la presentazione della tesi della candidata ha suscitato sensazioni simili: di spaesamento e di stupore allo stesso tempo, per l’addentrarsi in un orizzonte che chiede un cambio di prospettiva radicato nella millenaria tradizione dell’Oriente cristiano. Una differente prospettiva che si rispecchia anche nel modo di fare ricerca, di raccontare, di fare sintesi, e utilizza registri non consueti per l’esperienza accademica europea.

La tesi si è articolata attorno ad un argomento centrale: la partecipazione alla natura divina conduce all’unità, tra gli uomini e con il cosmo intero. Forte consonanza dunque con la vita e il pensiero di Chiara Lubich, a cui si ispira anche l’Istituto Sophia; una sintonia che viene in luce anche dalle pagine del recente volume su Matta el Meskin, pubblicato dall’editrice Qiqaion:

«Le parole di Matta el Meskin presentano forti somiglianze con quelle pronunciate da altri promotori di unità nel XX secolo. Viene in mente la figura del “monaco della chiesa orientale”, padre Lev Gillet, un pioniero del movimento ecumenico. O, perché no, quella di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari. Come era solita dire la Lubich: “Perisca tutto, ma non l’unità. Dove c’è unità, lì c’è Cristo!”. Con fare ortodosso, Chiara Lubich ha incarnato una spiritualità kenotica: è curando le ferite altrui in noi stessi – o, con le sue parole, “diventando l’altro” – che seguiamo i passi di Cristo. Questa è anche la spiritualità di padre Matta.»

Non è azzardato dunque l’augurio alla neo-dottoressa, che questa tesi possa trovare coronamento in una ricerca dottorale, che presenti all’Occidente cristiano un ulteriore approfondimento del fecondo pensiero di Matta el Meskin.

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