fbpx

«Un insieme plurale di esseri singolari»
Un saluto alla filosofa Elena Pulcini

Lascia tracce ben stagliate il percorso di vita di Elena Pulcini, filosofa sociale e docente presso l’Università di Firenze, che ieri ha concluso la sua esistenza biologica, ma sicuramente non quella spirituale. Usiamo questa parola senza richiami a riferimenti religiosi specifici, ma nel senso più umano che le si possa dare, per sottolineare la sicura fecondità presente nell’eredità di un pensiero come il suo, che fonde testa e cuore. Una donna, studiosa e attivista, che lascia a tutti noi un’indicazione etica che ci permette di essere un «insieme plurale di essere singolari». Insomma, essere semplicemente ma realmente fratelli.

Tutto ciò la Pulcini lo ha fatto suggerendo acutamente una strada che ci chiama a continuare, anche assieme a lei, una “terza via” nello studio delle relazioni umane, legata alla convinzione che la vita umana si realizza, oltre egoismo e altruismo, in una posizione “ibrida”: non nell’essere “per sé”, né nell’essere “per l’altro”, ma nel riconoscersi esseri umani pienamente solo nell’essere “con l’altro”, nell’accettare di vivere scoprendo che senza l’altro non siamo. Semplicemente. Ciò è quindi possibile solo nel riconoscimento, da parte di ciascuno, della propria insufficienza e vulnerabilità, e della necessità, per essere sé stessi, dell’altro e di costruire con lui un’unica realtà.

In questo senso, in linea con il pensiero maussiano sul dono, l’eredità che questa studiosa lascia rivoluziona alcune nostre categorie: l’agire verso l’altro, quando è pienamente umano, non è frutto di bontà, né strumentale forma di autocompiacimento, ma «passione per l’altro intesa come desiderio di appartenenza, di legame» che tende all’universale, a tutti gli uomini ma ancora oltre, fino ad abbracciare il mondo intero (umano e naturale), di cui siamo chiamati a prenderci cura nella comune responsabilità, diventando degli “io globali”, come la Pulcini propone di chiamarci se saremo uomini e donne all’altezza delle sfide di oggi.

A Elena Pulcini, allora, va un saluto “grato”, immerso nella consapevolezza di essere con lei in un rapporto che il sociologo Simmel direbbe «infinitizzato», da un dono ricevuto che non potrà mai essere totalmente ricambiato. Da parte nostra, potrebbe solo essere ulteriormente donato.

Menu
X