fbpx

Lo scorso 14 marzo 2018, ha avuto luogo la cerimonia funebre per Idy Diene, il 54enne senegalese ucciso a colpi di pistola dal 65enne Roberto Pirrone lunedì 5 marzo, mentre camminava sul ponte Vespucci, a Firenze, città che ha proclamato il lutto cittadino nel giorno del rito funebre. L’Istituto Universitario Sophia, situato a una ventina di chilometri dal centro storico fiorentino e caratterizzato da una vocazione internazionale che accoglie ogni anno studenti da decine di paesi diversi sparsi nel mondo, desidera esprimere un messaggio attraverso la riflessione di Grâce-Audrey Irakoze, studentessa di scienze politiche proveniente dal Burundi.

“Vorrei inviare questo messaggio ai miei fratelli immigrati africani e ai cittadini italiani. Da quando sono in Italia, vivo il fenomeno dell’immigrazione come un tema particolarmente importante, che mi tocca personalmente e riguarda tutti. La protesta dei senegalesi che si è tenuta a Firenze il lunedì 5 marzo scorso, dopo la diffusione della notizia della morte di Diene, così come alcuni commenti su questa manifestazione, hanno fatto sì che io non possa rimanere in silenzio. In particolare non di fronte alle parole e ai gesti di violenza.

Una violenza che non risolve nulla, perché non è mai stata, a mio avviso, fonte di giustizia, bensì piuttosto creatrice di un ciclo infernale di altre forme di violenza per coloro che pensano di essere oppressi. Dobbiamo cercare di adottare altri modi per risolvere questo problema. Mettiamo da parte i nostri pregiudizi: penso che sia un obbligo per tutti rispettare la vita e la dignità di ogni essere umano. Carissimi uomini e donne, carissimi fratelli, pensiamo innanzitutto a cosa dobbiamo fare ascoltandoci a vicenda. Siamo tutti creati con l’opportunità di fare del bene: dobbiamo mettere da parte l’odio e la violenza e trovare un dialogo che consenta ad entrambe le parti di migliorare questa situazione che sta degenerando e che alla fine può essere solo inutile e nociva per tutti.

Mi si spezza il cuore quando vedo che l’aggressività e l’intolleranza sono diventate l’unico modo per esprimersi: oserei dire che la violenza è certamente una brutale espressione disumana dell’uomo. Ma usando questa, dimentichiamo che ciò che ci rende veramente umani è “il bene”, essenza profonda di ogni essere umano. Per questo, l’amore fraterno non può essere estraneo a nessuno: è innato nell’uomo, creato da Dio come unico e originale. Come essere umano, quindi, non tollero l’idea che le attuali limitazioni all’immigrazione influenzino la natura umana e che l’umanità sia moralmente incapace di fare ciò che è necessario in un modo giusto e umano per risolvere questo problema.

Vorrei in particolare ricordare, senza alcun rischio di sbagliare, che siamo tutti uguali, indipendentemente dalle nostre differenze fisiche. Che siamo in grado di superare i limiti del nostro ego ed essere uniti, perché siamo in grado di vivere in pace l’uno con l’altro trasformando la nostra rabbia in una voce unica verso la fraternità. Come africana, fiera delle mie origini, mi ferisce il cuore vedere i vari comportamenti aggressivi di tutte le parti in causa, senza che vi sia uno sguardo ragionevole sulla questione, così attuale e importante.

Miei cari fratelli e sorelle, ricordiamo la nostra stella che ci orienta sempre: la nostra umanità ‘Ubuntu’, fondamento dell’unità nella diversità.”

Menu
X